Recensioni

A una sola settimana dalla sua diffusione su Netflix, Era ora è diventato il film non in lingua inglese più visto al mondo sulla piattaforma digitale. Diretto da Alessandro Aronadio (Orecchie, Io c’è) e interpretato da Edoardo Leo e Barbara Ronchi, il film è il remake dell’australiano Come se non ci fosse un domani, ma a differenza di altri recenti tentativi di remake nostrani (vedi Natale a tutti i costi), finalmente ci troviamo davanti a un’operazione riuscita e probabilmente a un adattamento anche migliore dell’originale.
Il pretesto segue pedissequamente il film del 2021: Dante per una strana magia è costretto a vivere solo alcuni momenti dei suoi compleanni futuri e ad assistere al lento e inesorabile disfacimento della propria relazione con Alice. Se inizialmente la fine del loro rapporto pare non avere un senso logico, mano a mano che gli anni (o i minuti per Dante) passano, si renderà conto che quello che è sempre stato è un uomo ossessionato dal tempo e dalla carriera, anche a costo di smarrire per strada quelli che sono gli affetti e le cose realmente importanti.
Quello dei loop temporali è un topos tornato prepotentemente di moda e negli ultimi anni ne abbiamo visti a dozzine, ma quello scelto da Era ora (e dall’originale Come se non ci fosse un domani) è più vicino al viaggio nel tempo di dickensiana memoria, come se il protagonista principale vivesse un unico momento con il fantasma del Natale (o del compleanno in questo caso) futuro. La morale, la più semplice e condivisibile del mondo, è che non vale la pena sacrificare il proprio tempo in coppia, in famiglia o con gli amici per una totale dedizione al lavoro che ci renderà sempre più cinici e disinteressati. Ma questo riadattamento italiano, contraddistinto da un ritmo perfettamente bilanciato tra dramma e ironia (con quest’ultima favorita dal mestiere di Edoardo Leo, che su questo tipo di personaggi ha costruito una carriera intera), compie uno scarto ulteriore e trasforma quella che è la magia centrale della storia in una vera metafora.
Libero dal finale consolatorio dell’originale, Aronadio può imbastire un discorso ancora più profondo sul rimpianto delle occasioni perdute, con il nostro Scrooge che non si sveglierà mai più la vigilia di Natale, ma potrà solo decidere di cambiare (come sottolinea il bellissimo finale scandito dalle note di Change dei Big Thief) per godere il più possibile di quel tempo perduto e ora ritrovato.
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