Recensioni

Lunga vita al cavallino rampante. Dopo 35 anni la coppia R & S formata da Renaat Vandepapeliere & Sabine Maes non è ancora stufa di andare a cercare conchiglie sulla spiaggia della house/techno/IDM (nell’elettronica ghirlanda brillante della label belga – da tempo gestita da Londra – ci sono nomi come Aphex Twin, Biosphere, Joey Beltram, Juan Atkins, Jaydee – oh, Plastic Dreams! – e più recentemente James Blake, Untold, Blawan, Tessela, Talaboman, Lone – a proposito: occhio alla recente uscita r(av)evival Temples, terzo volume degli Ambivert Tools del midlander).
Il nuovo 12” a catalogo è firmato da un duo di assidui frequentatori di Ibiza (li si trova spesso e volentieri a metter dischi al Circoloco), gli inglesi Alex Wolfenden aka Lex Wolf, fattosi le ossa a metà Duemila nella Carioca Records di Yousef, e Dan Ward aka Negghead, della cerchia di George Evelyn aka DJ E.A.S.E. aka Nightmares On Wax. Con la scusa di studiarne il background, l’uscita ci dà l’occasione di (ri)scoprire Scrambled Negg, l’album del 2009 di Negghead, elegante sampledelica hiptriphoptropnightmaresonwaxiana, e l’Essential Mix di due ore datato 2007 firmato da Wolfelden, nostalgica soundtrack da viaggio tra Chemical Brothers e Groove Armada, Röyksopp e Jim Morrison, anche se poi tali riferimenti, per parlare di questo Universal Rhythm, sono poco utili.
Il pezzo viene da ripetute prove sul campo quest’estate al Circoloco, e non può non aver funzionato con il suo impettito latin space fusion sostenuto dal Fender di JD73 e dall’ispirato recitato di Shovell (entrambi già in Chi Ka Pasa, 12” deep afrolatin del 2015, tra le migliori cose in circolazione del duo). «Lysergic house music», ci viene detto dalla press: ok. Io lo posiziono in un punto imprecisato all’interno della triangolazione astronomica tra Chicago, Detroit e Vega (nel doppio senso di stella della costellazione della Lira e di Little Louie). Il remix di The Maghreban, altro nuovo acquisto R & S (abbiamo già ascoltato in anteprima il suo eclettico album d’esordio: niente male), non fa altro che sottolineare il coté cosmico. Il Dub Mix accentua ovviamente la profondità, esaltando le percussioni tribal e fornendo supporto alle mani che alzano il soffitto. L’instrumental è lì solo per far quadrare un vinile senza pretese di innovazione, ma assolutamente funzionale alla pista da ballo.
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