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Era nell’aria dallo scorso novembre la lavorazione del debutto di questa creatura che risponde al nome di Accademia Prima e che vede nel proprio entourage tre artisti tra i più rappresentativi all’interno del panorama underground italiano contemporaneo. Il progetto vede la luce soprattutto grazie a Marco de Marco – già reduce da un lavoro di tutto rispetto come Ad Astra a nome J Orphic – vero cervello dietro a questo trittico e responsabile di quasi tutte le composizioni, il quale sente però il bisogno di ulteriori compagni di viaggio, trovati nella affine sensibilità artistica di Giovanni “Leo” Leonardi (Siegfried; Carnera) e nei raffinati vocalismi di Lisa P. Duse, già membro dei Porta Vittoria assieme a Christian Ryder.
Prima Luce, uscito l’8 maggio 2016 nel solo formato digitale, è sostanzialmente l’incontro di tre anime colte, raffinate e delicate, che imbastiscono un’opera dove il parlato ed il cantato evanescente imperano su un indispensabile e portante background sonoro, a tratti minimale, a tratti più oscuro e diretto, in altri flebile ed impalpabile nel suo scorrere sotto il peso di parole profonde ed evocative proferite in tre diverse modalità e tempistiche, evocando approcci divergenti che si prendono perfettamente a braccetto, manipolando atmosfere di diversa fattura a seconda di chi si alterna al microfono. Lisa Duse, con i suoi dolci afflati e le sue oniriche cantilene, è sicuramente la parte più delicata e raffinata della triade, come si evince da una intro come Antaura (figura mitologica femminile dalle fattezze demoniache), che introduce l’opera tra sussurri femminei, struggenti svolazzi di voce e delicati tappeti pianistici, tornando successivamente come fantasma aggraziato in più di un’occasione. Più diretto e crudo lo spoken word di De Marco, dall’espressività acida e rabbiosa che spadroneggia su tappeti sonori diversificati quali le nebulose e graffianti chitarre ondulate di Morbida, i luccichii chitarristici di Tradisco (qui il testo è preso da Rainer Maria Rilke), i richiami ai Death In June nell’apertura di Jericho col connubio De Marco-Duse ed i suoi successivi elettro-tribalismi intarsiati nell’ambient dall’inconfondibile impronta compositiva di Leonardi, le psichedelie nebbiose di L’Invenzione Del Carbone Ardente ed i refoli alt-rock di Inutili Oggetti. Molto più ispirata ed intimista è invece la voce di Leonardi che, come un novello Clementi, racconta la storia del pugile Gianni in Gianni non è un poeta, uno dei picchi espressivi dell’opera, un racconto umano evocativo ed emozionale abbarbicato tra la selva luminescente di chitarre che gli fa da sottofondo. Leonardi si fa ulteriore protagonista anche nella suddetta Tradisco – quasi una ripresa delle atmosfere che accompagnavano la storia di Gianni, scalfite nell’incipit dall’intensità di De Marco – su un malinconico cantato in inglese incastrato su algide chitarre.
Non mancano certamente momenti che vedono i tre artisti riuniti in un solo pezzo, come accade per Incerte Distanze (dal quale è stato estratto il primo videoclip ufficiale), dove su echi elettronici minimali e nenie orientali si assecondano la rabbia beffarda di De Marco, la profonda espressività di Leonardi e l’anima eterea della Duse, e soprattutto nel conclusivo tributo ai Velvet Underground I’ll Be Your Mirror, che al delicato duetto Duse-Leonardi aggiunge un De Marco che fa il verso a David Tibet.
Prima Luce è dunque un inno alla potenza della parola, che può essere tagliente, delicata o struggente a seconda di cosa racconta e di come viene proferita. Eppure è anche una mescolanza di tre mondi musicali molto simili tra loro, riunitisi per formare un acquerello sonoro dai tratti oscuri e limpidi, vergati con sapienza attraverso scelte spesso impalpabili ma sempre avvinghiate a parole dalle mille facce, in una coesione indissolubile che permette all’espressività d’insieme di esplodere nel suo guscio ristretto e nascosto. Un debutto che fa sognare, pensare ed immedesimare, distillato di ricercatezza e profondità espresse attraverso una dicotomia di pugni e carezze verbali davvero disarmante.
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