Recensioni

7

Il reprobo in fuga dai Wolf Eyes, il padrone della efferata Hanson, il noiser più freakettone di tutti (do you remember Nepal?) riprende a pieno regime la sua produzione unendo le forze di nuovo con la premiata ditta Hundebiss, pronta ad incartarne come suo solito il nuovo albo in vinile. Lip Syncing To Verme vede Dilloway tornare a pubblicare sull’italico suolo dopo la sortita in cassetta proprio per la Hundebiss col titolo omonimo. Non di ristampa si tratta però, quanto di rielaborazione extended del mood che pervadeva quella tape in rigorosa edizione limitata. Droni montanti di sfattume noise e immondizia a bassa fedeltà che si scioglie in una stasi ambientale putrida fatta di materici rimasugli (A1), spastiche parentesi ritmiche dal procedere nonsense (A2), loop di nastri manipolati, tagliati, cuciti, imbastarditi innervati però da una predilezione cinematica (A3).

La label, sempre attenta a edizioni curate nel minimo dettaglio (questa è in formato origami gigante e apribile), ne parla come di uno “slow motion Stan Brakhage on K”, per evidenziare il portato fluido e cinematografico del flusso sonoro. A noi viene più in mente una passeggiata bucolica in una landa di fangose aberrazioni, dalle quali si tenta di uscire in tutti i modi ma vi si resta imprigionati senza possibilità di fuga. Provate a calarvi nell’ascolto delle due lunghe tracce untitled del lato B e converrete che sembrano la colonna sonora di una discesa senza ritorno, drammatizzata fino allo spasimo, nelle sabbie mobili. Mai morte fu tanto piacevole.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette