Yungblud continua a far parlare per le sue collaborazioni. Dopo quelle con Aerosmith e Smashing Pumpkins, nell’aria ci sarebbe ora anche quella con Eddie Vedder, voce dei Pearl Jam. A rivelarlo è stato lo stesso musicista britannico, che in una recente intervista ha lasciato intendere la possibilità di una futura scrittura condivisa con il frontman di Seattle.
L’ennesimo prodotto intergenerazionale va pensato all’interno di un contesto mainstream in cui il rock sopravvive spesso in una forma estetizzante ed “esotica”, pensata per teenager cresciuti con tutt’altri strumenti e altri linguaggi. Dietro, ancor prima che ideali passaggi del testimone, ci sono solidi budget e basi contrattuali: le stesse che hanno prodotto e sostenuto, per esempio, le collaborazioni tra i Måneskin e Tom Morello, o quelle che hanno portato Thomas Raggi a condividere palco e studio con il chitarrista dei Rage Against the Machine.
Carnet di collaborazioni
In questo quadro si inserisce il percorso di Yungblud, che alle stesse condizioni ha chiamato in causa prima gli Aerosmith e più di recente gli Smashing Pumpkins. Il brano che oggi lo vede affiancato da Billy Corgan è una versione aggiornata di Zombie, già singolo del fortunato Idols, canzone la cui incarnazione originale poteva contare su un videoclip con Florence Pugh protagonista. Secondo la narrazione offerta dallo stesso Yungblud, il pezzo era fin dall’inizio profondamente ispirato a Siamese Dream.
«È una cosa alla Dr. Jekyll e Mr. Hyde», ha spiegato Yungblud. «Deve esistere una versione luminosa, vitale e ottimista, ma anche questa, più cupa, pessimista, amara e aggressiva». Parole di incoraggiamento sono arrivate anche da Corgan, che sul podcast di Allison Hagendorf lo ha elogiato per la “voce incredibile”, sottolineando l’importanza di seguire la propria musa e trovare una strada personale.
L’incontro, le critiche
Yungblud ha dichiarato di sentirsi particolarmente vicino al cantante dei Pearl Jam, soprattutto sul piano vocale. La possibile collaborazione nascerebbe da un incontro avvenuto durante un evento collettivo che ha riunito numerose figure di primo piano del rock contemporaneo e classico. Nessuna conferma ufficiale, ma è evidente come il perimetro simbolico entro cui il musicista britannico sta costruendo il proprio percorso sia destinato ad ampliarsi.
Non certo esente da critiche, il patinato rocker è stato recentemente oggetto di osservazioni taglienti da parte di Justin e Dan Hawkins dei Darkness, con particolare riferimento alla cover di Changes dei Black Sabbath eseguita durante il concerto di addio di Ozzy Osbourne a Birmingham. Una versione bollata come rock “pronto per Instagram”, o, nella definizione più caustica, “roba alla School of Rock”.
Su queste pagine la recensione di One More Time EP con gli Aerosmith è di Antonio Puglia, mentre quella di Idols è firmata da Nino Ciglio.