Se volete iniziare con un disco che metta bene in chiaro che il pop non è la sola via praticabile quando si compone un album, Qalaq di Jerusalem In My Heart, ovvero il progetto del produttore libano-canadese Radwah Ghazi Moumneh affiancato da Erin Weisgerber, potrebbe essere una buona risposta. Il disco s’avvale di una lista di collaboratori, tra sperimentatori e compositori, di primo piano, come Lucrecia Dalt e Tim Hecker, Moor Mother e Greg Fox, Rabih Beaini e Alanis Obomsawin, continuando su una affascinante linea di ricerca che unisce un’esotica danza psichedelica, etnica e arabeggiante, a elettroniche e fascinazioni post-wave. Un gran bel viaggio.
Chi invece, viceversa, ha fatto un percorso di avvicinamento al pop, inteso nel senso più contemporaneo e Hip Hop compatibile del genere, quello è James Blake. Il suo Friends That Break Your Heart è chiamato non tanto a confermarlo – il britannico è già un artista consolidato e ben inserito nel panorama internazionale – quanto a dare quel colpo di coda che Assume Form, il precedente lavoro, pur valido, non era stato in grado di dare. Stessa cosa potremmo dire di Porches, che in All Day Gentle Hold ! ci consegna il suo disco più diretto e rock.
E il rock ci serve anche come raccordo per introdurre Sam Fender, uno che ha una formazione chiarissima: viene da ascolti di Springsteen prima e War On Drugs poi, ed è qui per dimostrare al mondo che la pioggia di riconoscimenti piovutagli addosso per il suo LP d’esordio non era mal risposta. Secondo Fernando Rennis, le carte in tavola ci sono, ma alle volte bisognerebbe avere il coraggio di ampliare il proprio spettro sonoro, gettare il cuore oltre l’ostacolo (o la comfort zone) per fare il salto di qualità.
Altro paio di maniche per MF Robots, progetto del membro fondatore dei Brand New Heavies Jan Kincaid e di Dawn Joseph. Il nostalgici di quel sound – e parliamo di acid jazz e paraggi – troveranno all’interno di questo secondo album, intitolato Break The Wall, pane per i propri denti. Date una letta a ciò che ne dice Tony D’Onghia in sede di recensione.
Il WE segna anche il ritorno de Gli Ultimi, la band romana che è stata tra quelle che più di tutte hanno segnato un rilanciato dello street punk in Italia; Sine Metu, quinto album della band, ne mantiene alto il vessillo con melodia, potenza e poesia. E poi c’è Favole a fregiarsi di un video animato realizzato da Zerocalcare.
Un poco deludente nelle ampie maglie di ciò che significa jazz oggi è Talk Memory dei Badbadnotgood, che scelgono una via meno meticcia e più legata al passato per esprimere la loro idea di cinematografia sonora (recensione di Marco Braggion). E lo stesso si può dire dell’album Windflowers degli scandinavi Efterklang nell’ambito chamber pop, ambient e songwriting che gli è proprio (recensione di Marco Boscolo).
A proposito di comfort zone, dall’Italia si segnala il nuovo singolo dei Måneskin e l’album che segna il ritorno di Federico Zampaglione / Tiromancino ovvero Ho cambiato tante case.