Weekend in cui le uscite iniziano a assottigliarsi un poco. A parte i nostrani Sottotono, recensiti tiepidamente da Roncoroni, non abbiamo neppure strombazzate uscite da segnalare ma, come capita spesso da queste parti, c’è molto sulla piazza da scoprire e di cui parlare a partire dal terzo lavoro dei Wolf Alice. Della band di Ellie Rowsell si è occupata approfonditamente Valentina Zona, che ha già le idee piuttosto chiare su questo Blue Weekend, un distillato di indieness dove si alternano canovacci dream-pop, folk, soul e persino riot-punk. Certo è che questo è un gioco scopertamente derivativo, eppur con una messa a fuoco invidiabile. Parliamo di una band consapevole dei propri mezzi, con una buona ispirazione e credibilità da spendere lungo queste undici variegate canzoni che sono qui per lasciare un segno in questo 2021.
Sul lato del dream, e più propriamente nell’indie pop, abbiamo anche Michelle Zauner / Japanese Breakfast, che nel suo Jubilee elabora il lutto della madre (testimoniato anche nel libro autobiografico Crying in H Mart) vestendo la propria malinconia d’arrangiamenti zuccherini e orchestrali, tra uptempo sinteticamente 80s e sognanti tastiere. Non un lavoro per tutti, nel senso che questa è un’orecchiabilità di genere che può risultare ampollosa e un poco autoreferenziale (recensione di Marco Braggion in arrivo). E se di musiche di derivazione 80 e 90 parliamo, questo fine settimana abbiamo anche il ritorno degli storici James. Il loro All the Colours of You, secondo Valerio di Marco, contiene 3-4 bei pezzi e mescola alcuni dei nomi più eminenti del pop/rock dei citati decenni, dai Verve agli Oasis, ai Radiohead pre-Ok Computer; dagli U2 (c’è un brano, Beautiful Beaches, che ricorda da vicino la quasi omonima Beautiful Day) ai Depeche Mode; dai Cure ai Talking Heads (riferimenti a questi ultimi anche nei testi). Un bel lavoro, in pratica, che solo una band con una enorme personalità poteva rendere interessante.
Concetto che potremmo allargare ai nostrani Casino Royale, a livello d’attitudine perlomeno. Il loro Polaris, fin dal titolo suggerisce una direzione a cui guardare: otto brani a cavallo fra elettronica di stampo UK influenzata dal rock, dal reggae e dal punk. Una voglia di riscatto dopo un anno di pandemia, già raccontato nel progetto collettivo Quarantine Scenario del 2020. Le atmosfere cangianti di questo nuovo album – scrive sempre Braggion in sede di recensione – ricordano l’abrasivo spoken word di Tricky, mescolato all’eredità indie italiana, che i Casino Royale portano avanti ormai da più di trent’anni. Un percorso, il loro, sempre all’insegna di nuovi stimoli, mai seduto sugli allori, scrive Braggion nel suo articolo. Rimanendo sempre in Italia, in area psych-shoegaze (e un po’ wave) abbiamo i New Candys di Vyvyd, che escono su Dischi Sotterranei con mix di Tommaso Colliva e mastering di Giovanni Versari. Anche qui parliamo di un disco per appassionati del genere, fatto come dio comanda. Diverso il caso dei pavesi News For Lulu, che tornano a ben sei anni di distanza dal precedente Circles. Il loro pop è un arcobaleno di soulful memorabilia e retromania disco che non dispiacerebbe a Pharrell. Immaginatevi un gioco di specchi 70s e primi 80s corroborati da songwriting di classe, qualcosa che sta nell’orbita tra Randon Access Memories e Ti Amo dei Phoenix.
A proposito di canzoni fatte bene, Rostam è sicuramente uno di quelli che ne sa scrivere di valide. Il suo Changephobia parla di imbracciare il cambiamento riconoscendo i timori che questo comporta, per poi superarli. Gli arrangiamenti viaggiano su un ibrido di scansioni sintetiche addolcite da tocchi di synth, piano riverberato e morbide note di chitarra, ma non solo. Ci sono il sax e un’atmosfera soul jazz in un brano come Unfold You, e del folk rock in 4Runner. Insomma un disco variegato, tenuto assieme con delicatezza e un seducente tocco psichedelico, proprio come quello che ascoltiamo in Bad Times Good, brano che apre il ritorno discografico dei Crowded House Dreamers Are Waiting.
Passando al lato elettronico di questo weekend, il primo nome da segnalare è quello di Loraine James, il cui Reflection segna per la producer una svolta in senso pop, dice lei, ovvero in direzione di rap e r’n’b, con ospiti a cantare in metà dei brani in scaletta. Ne vengono fuori basi protese sullo sprawl tra ectoplasmi house e drill, insistenze bass e bleep 8bit. Qualcosa di notturno e sospeso che procede per spasmi e rilasci, come se la producer plasmasse una materia densa che se la comprimi da un lato si espande dall’altro, proprio come sembra suggerire l’artwork del disco. Un terreno sul quale s’inseriscono bene Nova, Le3 bLACK, Eden Samara, Iceboy Violet, oltre alle tante voci, anche sintetizzate che sentiamo in queste 11 tracce.
Altro ritorno interessante è quello degli Space Afrika, che si son fatti apprezzare lo scorso anno per hybtwibt? e qui tornano con la parte più haunted-collage-surrealista del loro (drill) sound, con la colonna sonora di Untitled (To Describe You), un corto del mancuniano Tibyan Mahawah Sanoh. E sempre a proposito di un sound atmosferico e ambientale, in questo caso bello post-industriale e ultra dark, abbiamo The Floor Will Rise, disco che segna il ritorno di Regis sulla sua Downwards con ospiti Justin Broadrick, Ann Margaret Hogan e il coro della scuola di musica di Corfu. Last but not least, sulla UIQ di Lee Gamble esce Enantiodromia, il saggio di “metallurgia digitale” della produttrice flippino-australiana Corin, di cui trovate una breve recensione sulla pagina album a cura di Giuseppe Zevolli.