Tony Effe fa parte di quella cerchia di artisti chiamati al Festival di Sanremo più per cavalcare l’onda mediatica del momento che per questioni propriamente musicali. All’anagrafe Nicolò Rapisarda, il rapper ha ormai completato la transizione da pioniere della trap in Italia a icona urban contemporanea. Tra Sesso e Samba, il virale dissing con Fedez e la polemica di Capodanno, la sua popolarità è esplosa definitivamente e l’Ariston l’ha accolto ben volentieri.
Damme ‘na mano è la proposta del rapper romano che s’inserisce nell’ampio novero della restaurazione operata dalla direzione artistica di questa edizione, che ha interessato almeno un altro ex trapper del giro romano, Achille Lauro. E proprio come l’interprete di Incoscienti Giovani, che si è presentato in un elegantissimo look firmato Gucci, Rapisarda entra in scena in doppio petto total white. La casa di moda è la stessa, i tatuaggi visibili sono tutti nascosti sotto il fondotinta. Bravo ragazzo, tradito dal guanto bordeaux, a ricordarci che dietro al fado, al flamenco e al portamento da crooner c’è l’impronta del delitto.
Prodotta da Drillionaire, la canzone ha naturalmente Roma sullo sfondo ma anche in figura, l’incarnato è una donna da corteggiare. L’omaggio si estende poi alle pasoliniane strade (di periferia), chiaramente al dialetto e alla tradizione canora (Damme ‘na mano di Lando Fiorini, citato nel testo). Bellezza come sinonimo di tradizione, scampoli di tormento preconfezionato, un bridge un po’ rap come aggancio con la modernità, per una romantica melanconia che, se non cambierà le sorti del Festival né della discografia, si gode come una performance situazionista: l’omaggio suburresco di Tony Effe all’altro Tony (Montana), a Pablo Escobar come lo abbiamo visto su Netflix (ascoltate Tuyo), al Padrino e alla rappresentazione delle mafie nel cinema che passa come uno standard romano nell’impronta di Franco Califano.