Steven Wilson
Steven Wilson, foto di Kevin Westenberg (2024)

Steven Wilson: “Oggi molte delle hit del passato non avrebbero alcuna chance”

Dal confronto con Playboi Carti alla riflessione sul ritorno al prog rock: tra streaming, musica lunga e il cambiamento dei gusti

Steven Wilson ha pubblicato il suo ottavo album solista, The Overview, lo scorso mese, suscitando reazioni positive da parte dei numerosi fan e qualche critica per il suo ritorno a una forma, a suo avviso moderna, di progressive rock.

Il progressive è long form

In un’intervista con Anil Prasad per il canale YouTube Innerviews, il frontman dei Porcupine Tree ha spiegato che, alla fine, e che lo si chiami prog o progressive, per lui tutto si riduce all’idea di long form. “L’unica cosa che hanno in comune, e sto parlando dell’intero spettro… dai Pink Floyd a Frank Zappa, ai Rush, ai Mogwai, ai Radiohead, è la volontà di allontanarsi dalla forma pop standard. È l’idea che puoi portare l’ascoltatore in un viaggio e sorprenderlo, molto spesso questo implica fare qualcosa sfruttando un tempo molto più lungo”.

Wilson ha aggiunto che, pur essendo The Overview un chiaro esempio di progressive rock grazie alla sua struttura in due tracce da venti minuti, l’album non si limita solo a questo. In esso coabitano tutti gli elementi che il musicista ha proposto negli album precedenti, come elettronica e ambient, metal e pop, fino al jazz.

Una sfida persa in partenza

Lo scorso mese, la settimana successiva alla sua uscita, Wilson si è trovato coinvolto in una vera e propria “battaglia” in classifica nel Regno Unito contro il rapper Playboi Carti, che ha lanciato Music lo stesso giorno. A sorpresa, Wilson ha raggiunto il primo posto nella classifica a metà settimana, ma alla fine è stato Carti a prendersi la vetta (come in gran parte del resto del mondo), con Wilson che ha chiuso con un ragguardevole terzo posto. Nessuna sorpresa per lui: “Non c’era partita, davvero. La sua musica è quasi l’antitesi della mia: breve, minimale, piena di suoni digitali che potresti sentire su un telefono cellulare. Non ci sono assoli, che ormai sono scomparsi dalla musica moderna”.

Le hit del passato che non avrebbero una chance oggi

Wilson ha poi riflettuto sul panorama musicale odierno, notando come molte delle hit che un tempo dominavano le classifiche oggi non avrebbero alcuna possibilità. Ha portato come esempio Private Investigations dei Dire Straits, una canzone di sei minuti che include un lungo intermezzo di chitarra classica e marimba, arrivata al secondo posto nel 1982. Ha anche citato Sound and Vision di David Bowie, che non includeva il canto per i primi minuti, e Maggie May di Rod Stewart, che non aveva un ritornello. Per Wilson, pezzi come Bohemian Rhapsody dei Queen oggi non avrebbero neanche l’opportunità di arrivare in classifica. “Oggi nessuno di questi pezzi avrebbe una chance,” ha commentato.

Le riflessioni si inseriscono in un contesto più ampio in cui il pubblico di oggi è più incline a consumare musica in forma digitale e immediata, piuttosto che impegnarsi in brani lunghi e articolati. “Tutto ruota attorno alla voce, riflette il ritmo della vita contemporanea,” ha spiegato, sottolineando come la cultura moderna, influenzata dai social e dai videogiochi, prediliga canzoni più brevi e facilmente fruibili.

Nonostante le difficoltà nel vincere contro il predominio dello streaming, Wilson ha notato come il panorama musicale stia cambiando. “Il momento è quello giusto per una rivalutazione delle idee progressive. I vecchi schemi non valgono più: oggi conta solo se la musica ha qualcosa di unico da dire”.

La recensione di The Overview su queste pagine è di Andrea Soncini.

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