Robert Plant ha concluso il tour di supporto all’omonimo album pubblicato con i Saving Grace. Per l’occasione è tornato ospite da Stephen Colbert, dove ha presentato due brani, Higher Rock e Saving Grace, omaggiando inoltre la passione condivisa con il conduttore per J.R.R. Tolkien e il suo Signore degli Anelli, chiudendo con il brano dei Led Zeppelin Ramble On.
L’ultima volta i due avevano dimenticato di essere in TV, finendo per chiacchierare come vecchi amici. «Ti va una bevuta dopo?» aveva chiesto Plant a un certo punto al conduttore. Non sorprende quindi che il frontman abbia voluto dedicargli uno dei brani più tolkieniani della sua carriera. “Twas in the darkest depths of Mordor / I met a girl so fair / But Gollum and the evil one / Crept up and slipped away with her” recita un passaggio di Ramble On. E non è il solo a contenere questi riferimenti: Misty Mountain Hop, contenuto nel quarto album in studio della band britannica, richiama le Montagne Nebbiose e include riferimenti a Lo Hobbit.
L’amore per Tolkien e gli Inklings
Furono i suoi genitori a trasmettergli la passione per l’opera di J.R.R. Tolkien, ha raccontato lo stesso Plant durante lo scambio con il conduttore dello scorso inverno («Do la colpa a mia madre e a mio padre. C’è una sorta di fusione, là dentro»). Scherzando, ha aggiunto di sentirsi vicino agli “Inklings”, il gruppo di scrittori britannici – tra cui Tolkien e C.S. Lewis – che si riunivano nei pub di Oxford negli anni Trenta e Quaranta.
Plant ha ammesso che i compagni nei Led Zeppelin non avevano idea che stesse inserendo riferimenti a Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit nei testi. «Tolkien era un maestro – ha detto – ha aperto la porta a tutto quel vagabondare nella storia dell’età oscura».
Le West Midlands, il Galles e il paesaggio come mito
Plant ha poi sottolineato come l’infanzia di Tolkien nelle West Midlands e il suo legame con la cultura gallese lo abbiano sempre affascinato, anche per la prossimità con i luoghi in cui è cresciuto e dove oggi è tornato a vivere, tra Inghilterra e Galles.
Tolkien mi parlava, perché i suoi punti di riferimento erano molto vicini a quelli che vedevo con i miei occhi. Molto vicini ai luoghi dove i miei genitori, senza saperlo, mi portavano da bambino, attraverso paesaggi dove ti ritrovavi immerso in un’altra cultura ancora viva; luoghi in cui potevi leggere, nel paesaggio stesso, ciò che proveniva dai tempi antichi, prima che arrivassero autostrade e cose del genere. È qualcosa di molto evocativo, e credo che Tolkien lo avesse capito fino in fondo.
Robert Plant
Ha aggiunto: «È davvero straordinario pensare che possa esistere una cultura spinta fino all’estremo ovest dell’Inghilterra, che non abbia praticamente nulla a che fare con gli inglesi. I gallesi sono britannici, ma appartengono a un altro mondo. E così, quell’intreccio di leggende, di viaggi, di storie antiche… è tutto lì, a quindici miglia da casa mia. Lo si avverte ovunque».
Il mito dei Led Zeppelin
Nelle interviste in supporto al lavoro pubblicato lo scorso settembre via Nonesuch, composto di riletture folk e blues della tradizione americana, le domande sui Led Zeppelin non sono mai mancate e il cantante non si è mai sottratto: ha ribadito perché il gruppo non tornerà con una reunion, spiegato il motivo della sua assenza da Back To The Beginning e riflettuto sul peso dell’essere stato «la prima linea» di un power trio.
Il cantante ha inoltre ricordato come non tutte le esibizioni fossero leggendarie, sottolineando quanto fosse fondamentale poter contare su una sezione strumentale solida nei momenti in cui la voce non era al massimo.