Robert Plant sta proseguendo la promozione discografica e il tour con i Saving Grace. L’omonimo album della band capitanata dall’ex frontman dei Led Zeppelin è uscito a settembre via Nonesuch e si compone di riletture folk e blues della tradizione americana. All’interno delle interviste, la domanda sulla storica rock band non è mai mancata e il cantante non si è mai sottratto. Di recente ha sottolineato perché il gruppo non tornerà con una nuova reunion, il motivo per cui non ha partecipato a Back To The Beginning, e il peso dell’essere stato «la prima linea di un power trio». Il cantante ha inoltre ricordato come non tutte le esibizioni fossero leggendarie e, nel recente scambio avuto con Stephen Colbert, ha ribadito che era comodo avere una sezione di ottimi strumentisti quando non avevi più voce per cantare.
L’intervista, però, sta facendo molto parlare di sé per lo scambio su J.R.R. Tolkien e il suo Signore degli Anelli, di cui entrambi sono grandi estimatori.
L’amore per Tolkien e gli Inklings
Furono i suoi genitori a trasmettergli l’amore per i libri di Tolkien («Do la colpa a mia madre e a mio padre. C’è una sorta di fusione, là dentro»). Scherzando, Plant ha aggiunto di sentirsi come un membro degli “Inklings”, il celebre gruppo di scrittori britannici – tra cui Tolkien e C.S. Lewis – che negli anni Trenta e Quaranta si ritrovavano nei pub di Oxford. Ha ammesso che i suoi compagni nei Led Zeppelin non avevano la minima idea che stesse inserendo riferimenti a Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit nei testi delle loro canzoni. «Tolkien era un maestro – dice – ha aperto la porta a tutto quel vagabondare nella storia dell’età oscura».
Le West Midlands, il Galles e il paesaggio come mito
Plant ha poi sottolineato come l’infanzia di Tolkien nelle West Midlands, insieme al suo amore per la cultura gallese, lo abbia sempre legato anche sentimentalmente allo scrittore, avendo trascorso buona parte della giovinezza nella stessa contea inglese – dove oggi è tornato a vivere – e in Galles.
Tolkien mi parlava, perché i suoi punti di riferimento erano molto vicini a quelli che vedevo con i miei occhi. Molto vicini ai luoghi dove i miei genitori, senza saperlo, mi portavano da bambino, attraverso paesaggi dove ti ritrovavi immerso in un’altra cultura ancora viva; luoghi in cui potevi leggere, nel paesaggio stesso, ciò che proveniva dai tempi antichi, prima che arrivassero autostrade e cose del genere. È qualcosa di molto evocativo, e credo che Tolkien lo avesse capito fino in fondo.
Robert Plant
Ha aggiunto: «È davvero straordinario pensare che possa esistere una cultura spinta fino all’estremo ovest dell’Inghilterra, che non abbia praticamente nulla a che fare con gli inglesi. I gallesi sono britannici, ma appartengono a un altro mondo. E così, quell’intreccio di leggende, di viaggi, di storie antiche… è tutto lì, a quindici miglia da casa mia. Lo si avverte ovunque».
La Terra di Mezzo nei Led Zeppelin
“Twas in the darkest depths of Mordor / I met a girl so fair / But Gollum and the evil one / Crept up and slipped away with her” è, per esempio, un passaggio del testo di Ramble On. Il brano Misty Mountain Hop, contenuto nel quarto album in studio della band britannica, si rifà invece alle Montagne Nebbiose dell’immaginario tolkieniano e comprende alcuni riferimenti a Lo Hobbit.
Al Late Show, Colbert e Plant si sono messi a conversare come vecchi amici. «Ti va una bevuta dopo?» ha chiesto Plant al conduttore a un certo punto, dimenticandosi per un attimo del motivo per cui era stato invitato.
La band ha già fatto tappa in Italia lo scorso luglio al Lucca Summer Festival per presentare in anteprima il progetto, che ora prosegue negli Stati Uniti: da lì il motivo dell’intervista di rito al programma di seconda serata americano.