Saving Grace, l’omonimo album della band capitanata da Robert Plant, uscirà a fine mese per Nonesuch. Si tratta di una serie di riletture che attingono al folk, al blues e alla tradizione americana, arricchite dall’inconfondibile voce del cantante inglese. All’interno della proverbiale promozione con magazine, podcast e radio, l’ex frontman dei Led Zeppelin è tornato a parlare della sua storica band. Dopo aver sottolineato di recente perché questa non tornerà per una nuova reunion e il motivo per il quale non ha partecipato a Back To The Beginning, il cantante ha condiviso nuovi ricordi nel corso di The Folk Show con Mark Radcliffe su BBC Radio 2.
Robert Plant e il peso di essere frontman degli Zeppelin
Plant ha ricordato i primi anni con Page, Jones e Bonham definendosi «la prima linea di un power trio». «È così che mi vedevo nei Led Zep – rammenta – Se ci pensate, quando abbiamo inciso le prime canzoni, eravamo giovanissimi. Io e John Bonham avevamo 20 anni quando è nata Good Times, Bad Times. Essere l’unico lì davanti, solo nel cercare di farsi strada in mezzo a tutto questo è stata una sfida enorme, qualcosa di davvero logorante».
Concerti magnifici… e altri meno
Il cantante ha inoltre ricordato come non tutte le esibizioni fossero leggendarie: «A volte eravamo molto, molto affiatati ed era magnifico. A volte era l’esatto opposto: ed era proprio questo l’aspetto affascinante di quel gruppo, era come il meteo. Poteva essere straordinariamente bello oppure, al contrario, non così magnifico. Non era un dono degli dei ogni giorno».
L’omaggio a Donovan e alle radici blues
Parallelamente, Plant ha presentato Chevrolet, terzo estratto da Saving Grace. Si tratta di una rilettura di Hey Gyp (Dig the Slowness) di Donovan del 1965, a sua volta adattamento del blues del 1930 Can I Do It for You di Memphis Minnie e Kansas Joe McCoy. «La versione di Donovan è quella che abbiamo conosciuto tutti», ha spiegato Plant. «Conosco Don abbastanza bene e gli ho chiesto cosa significasse quel titolo. E credo che avesse a che fare con la velocità con cui una sigaretta si consuma dalla sua prima accensione. In pratica avevano ascoltato le registrazioni di Alan Lomax del ’59… ma fino a circa due anni fa non sapevo che le avessero prese in prestito da Memphis Minnie e Kansas Joe McCoy».
Saving Grace oggi
Accanto a Plant e a Suzi Dian, i Saving Grace sono completati dal batterista Oli Jefferson, dal chitarrista Tony Kelsey, dal banjoista Matt Worley e dal violoncellista Barney Morse-Brown. «Sono grandi persone, non riesco a esprimere quanto mi senta fortunato ad averle con me. Quello che mi affascina davvero è questo mondo così vivo e rinnovato della musica, qualunque forma assuma. Con questo intreccio di suoni, canzoni e voci, ovunque ci porti, è il modo per capire quale strada seguire», ha raccontato Plant.
Nei concerti, accanto alle nuove riletture folk e blues, trovano spazio anche brani dei Led Zeppelin come The Rain Song, Friends e Four Sticks, riproposti in versioni rivisitate. Un omaggio che però Plant non intende trasformare in repertorio nostalgico: «Cosa sono gli hit? Come si collegano all’oggi? Sono piuttosto memorie… – ha ammesso a Mojo – La gente dice che non mi piace Stairway To Heaven, ma in realtà non mi piace l’idea che rappresenta. Ci sono pezzi molto più forti che molti hanno ignorato, come For Your Life o Achilles Last Stand: incredibile pensare che tre musicisti e un cantante potessero fare questo».
La band ha già fatto tappa in Italia lo scorso luglio al Lucca Summer Festival per presentare in anteprima il progetto, prima di proseguire in autunno con un tour negli Stati Uniti.