Robbie Williams punk rock sembra un po’ esagerata come definizione, ma a giudicare dall’arrangiamento di Rocket, il lead single del nuovo album appena annunciato, l’ex Take That suona persino più loud dell’ultimo disco di Billy Idol. Certo, poi il ritornello è melodico e pop, ma questo è appunto Robbie Williams che, a qualche mese dal flop del suo surreale biopic e qualche mese in più dall’altrettanto autobiografico documentario Netflix, torna alla musica — e lo fa anche con un tour che passerà in Italia il 17 luglio, a Trieste.
Il nuovo album si intitola Britpop, uscirà in autunno (non c’è ancora una data ufficiale) e si presenta come un ritorno alle sonorità che Robbie avrebbe voluto esplorare fin da subito, appena lasciati i Take That nel 1995: «È l’album che volevo scrivere e pubblicare allora», ha dichiarato. «C’è un po’ di “Brit” lì dentro, e c’è sicuramente anche un po’ di “pop”. Sono immensamente orgoglioso di questo lavoro e non vedo l’ora che i fan lo ascoltino. Ho lavorato con alcuni dei miei idoli; è crudo, ci sono più chitarre, ed è un album ancora più allegro del solito».
Nel singolo Rocket le chitarre sono protagoniste e una di quelle è imbracciata da Tony Iommi dei Black Sabbath. «È un tripudio di chitarre, come potete immaginare, è adrenalinico e scatenato», ha detto Williams presentando il brano, perfetto manifesto per un disco che promette di rimescolare le carte tra nostalgia nineties e voglia di rinascita.
Il ritorno discografico arriva dopo due operazioni mediatiche che non hanno convinto del tutto. La prima è Better Man, biopic diretto da Michael Gracey (già dietro The Greatest Showman), pensato come un racconto romanzato e visionario della carriera di Robbie, in cui la popstar appare in CGI per interpretare sé stesso nelle scene ambientate negli anni ’90. Non un brutto film – come affermavamo in sede di recensione – ma senz’altro un magro bottino al box office.
La seconda è la docuserie Netflix uscita a fine 2023, semplicemente intitolata Robbie Williams, che in quattro episodi cerca di raccontare ascesa, crisi e rinascita dell’artista attraverso una narrazione più cruda e autoanalitica, ma spesso appesantita dal tono da confessione definitiva. Anche qui, la ricezione è stata mista: interessante per i fan, poco incisiva per chi cercava un ritratto meno convenzionale del personaggio.
Ora Britpop potrebbe rappresentare una nuova fase, più sonora che narrativa, per un artista che ha sempre fatto del cambiamento il proprio carburante.