R.E.M.
R.E.M. photo shooting per “Collapse Into Now” (2011)

R.E.M., Billie Eilish e altri. Una lettera aperta contro l’uso predatorio dell’intelligenza artificiale

Sono più di 200 gli artisti ad aderire ad una sostanziale condanna dell'uso dell'AI sia in termini di sostituzione della creatività umana che di infrazione dei diritti degli artisti

Billie Eilish, Kacey Musgraves, Elvis Costello, Nicki Minaj, Jason Isbell, Mac DeMarco, Aimee Mann, Jadakiss, Sheryl Crow, Chappell Roan, Jon Bon Jovi e pure i (disciolti ma operativi) R.E.M. Sono più di 200 gli artisti ad aderire alla Artist Rights Alliance (ARA), un’organizzazione no profit da loro stessi gestita che in queste ore ha fatto notizia per la firma di una lettera aperta che lancia in sostanza un monito e condanna l’uso improprio dell’Intelligenza Artificiale (AI).

La richiesta a sviluppatori, tech company e DSP è quella di non sviluppare o impiegare applicativi di creazione musicale con tecnologia AI che mettano a rischio o svalutino la creatività di songwriter e artisti o che neghino loro un adeguato compenso.

Il rischio per gli addetti ai lavori musicali di vedersi sostituiti da macchine è concreto tanto quanto quello degli artisti di veder i creatori di loro repliche arricchirsi indebitamente. Lo scorso anno, sulle piattaforme di streaming, era andato virale (prima di venir rimosso) Heart On My Sleeve, un brano generato con l’intelligenza artificiale con le voci voci simulate di Drake e The Weeknd e un testo a proposito di Selena Gomez, ex-fidanzata di quest’ultimo. Prima ancora avevamo ascoltato “inediti” di Nirvana, Strokes e Beatles. La tecnologia è arrivata ad un punto in cui è indispensabile una regolamentazione su ampia scala.

Sull’ampio dibattito sviluppatosi attorno l’argomento abbiamo visto in questi mesi innumerevoli interventi: da Peter Gabriel per il quale “dovremmo abbracciare l’impatto che l’intelligenza artificiale avrà sulle nostre vite” a Nick Cave che ne evidenzia i limiti (“il suo destino è quello di imitare senza mai riuscire vivere un’autentica esperienza umana”) a James Blake che ha affrontato l’argomento in termini capitalistico-economici (“ci stiamo preparando per un modello di musica generata dall’IA che non paga affatto i musicisti”) a Grimes che, precorrendo i tempi, ha sviluppato lei stessa un software liberamente scaricabile che imita la sua voce, proponendo una divisione del copyright con chi ne fa uso.

Per l’ARA è dunque fondamentale “proteggere gli artisti dall’uso predatorio dell’AI, far in modo che non rubi lavoro ai professionisti e che non violi i diritti di chi crea musica distruggendo così l’ecosistema che li lega”. Il contenuto dell’Open Letter è consultabile su Medium.

Contestualmente alla sensibilizzazione sull’argomento da parte degli artisti, il Parlamento Europeo ha approvato lo scorso mese una legge sull’intelligenza artificiale. Ma senz’altro molto lavoro in termini di legislazione deve esser predisposto in tal senso per la tutela della creatività a 360°.

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