Le dichiarazioni rilasciate da Paul Weller a Record Collector a proposito di Robert Smith non potevano che alzare un gran polverone, vuoi per la loro violenza verbale vuoi perché non se ne comprende la ragione. Gli insulti all’interno della chiacchierata sono arrivati quasi per caso. Non appena il giornalista cita la somiglianza di un classico dei Cure (A Forest) parlando di un nuovo brano estratto dall’album di Noel Gallagher di prossima pubblicazione, il modfather non ha freni: «Davvero?», sbotta, «I Cure non li posso sopportare, loro e quel fottuto ciccione». E a ruota: «è una persona spregevole». E ancora: «ci lavorerei solo per prenderlo a schiaffi».
In un tweet, ora cancellato, Roger O’Donnell dei Cure ha risposto con sottile ironia all’ex Jam alludendo al fatto che avrebbe potuto tenersi quei commenti per sé dato che sapeva di essere registrato.
Ho sempre pensato, come diceva Spike Milligan, che la gente che vive nelle case di vetro dovrebbe tirare giù le tende prima di togliersi i pantaloni… Mr Weller?
Roger O’Donnell
La stampa britannica, come ad esempio Louder Sound, ha colto l’occasione per ricostruire le ragioni del disprezzo di Weller per il collega senza trovare un vero e proprio movente. Si sa che Jam e Cure sono stati scoperti dal medesimo talent scout, Chris Parry, che portò i primi a firmare con Polydor nel 1977 e i secondi con la propria label, Fiction Records, l’anno successivo. E che nel 1979 i Jam aiutarono a loro insaputa i Cure durante le registrazioni del debut Three Imaginary Boys.
Secondo quanto lo stesso Smith ha ricordato in una vecchia intervista, le due formazioni condivisero il medesimo studio. Grazie a una conoscenza in loco il frontman dei Cure sfruttò l’attrezzatura dei Jam per le session del gruppo («abbiamo usato dei nastri») che incideva di notte, al contrario di quanto faceva la band di Weller che occupava il medesimo spazio nelle ore diurne.
Nota anche l’intervista del 1985 in cui Smith cita Weller in un discorso più ampio sulle ragioni per le quali il punk è diventato un movimento politico («Il punk all’inizio non era politico, lo è diventato perché la gente ha voluto vederlo come un movimento. I ragazzi erano stufi di Yes e Genesis, volevano solo roba da ballare… …e pure gente che pensa di essere socialmente consapevole non fa del bene, anzi, devi esser proprio particolarmente stupido per credere a qualcuno come Paul Weller …ma dovresti esserlo altrettanto per dare retta a anche a qualcuno come me…»). Ma niente che possa aver contribuito a alimentare l’odio del modfather nei confronti di Smith che, nel frattempo, in splendida forma, ha appena completato le date italiane del suo tour europeo con i Cure.