Nel giorno della scomparsa di Ozzy Osbourne, avvenuta il 22 luglio all’età di 76 anni nella sua villa di Buckinghamshire, un’eliambulanza è stata chiamata per cercare di salvargli la vita. La conferma arriva da un portavoce del servizio di emergenza Thames Valley, che ha dichiarato di aver inviato un elicottero per fornire cure critiche avanzate nei pressi di Chalfont St Giles alle 10:30 del mattino. Secondo quanto riportato da The Standard, i paramedici hanno tentato per circa due ore di rianimare il cantante, senza successo.
La notizia smentisce categoricamente le voci, circolate online subito dopo il decesso, che ipotizzavano un suicidio medicalmente assistito. Voci alimentate in parte dalle stesse dichiarazioni pubbliche di Ozzy e della moglie Sharon, che in passato avevano aperto a questa possibilità in caso di sofferenze insostenibili.
Anche la figlia Kelly, attraverso un video girato a Welders House che lo mostrava a colazione con le cuffie in testa, e la sorella 85enne del cantante, Jean Powell, hanno ribadito al Mirror che la morte è stata improvvisa e non pianificata. “Era fragile, ma è stato comunque uno shock — afferma Powell — Aveva ancora dei progetti, delle cose che voleva fare. Non conosciamo ancora tutti i dettagli, è troppo presto. Ma sono grata che sia morto in Inghilterra”.
Ozzy aveva affrontato numerosi problemi di salute negli ultimi anni, tra cui il morbo di Parkinson, diagnosi nota dal 2003 ma resa pubblica nel 2020, e diverse operazioni chirurgiche dopo una caduta nel 2019. La scomparsa è avvenuta due settimane dopo il concerto benefico Back to the Beginning a Birmingham di cui abbiamo parlato diffusamente su queste pagine. Attesa inoltre, entro l’anno, l’uscita postuma di un nuovo libro di memorie, Last Rites. Nel 2026 sarà la volta di Ozzy’s Final Bow, versione cinematografica del live di commiato.