Un negozio di dischi
Un negozio di dischi negli anni '90

Ogni giorno viene pubblicata più musica di quanta ne sia uscita nell’intero 1989

Il numero di creatori di musica cresce vertiginosamente, ma i costi aumentano e i guadagni diminuiscono. L'industria premia le piattaforme e penalizza gli artisti.

Nel 2024, ogni giorno viene pubblicata più musica di quanta ne sia uscita nell’intero 1989. Secondo un’indagine di MusicRadar, l’aumento esponenziale della produzione musicale è il risultato della combinazione tra accessibilità tecnologica e piattaforme digitali. Will Page, ex Chief Economist di Spotify, ha spiegato: “Oggi si pubblica più musica in un solo giorno rispetto all’intero 1989. La maggior parte di questa è realizzata direttamente dagli artisti stessi, aumentando la domanda per software e strumenti di produzione”.

Secondo il report State of the Music Creator Economy di MIDiA, nel 2023 i creatori di musica nel mondo erano 75,9 milioni, con un incremento del 12% rispetto al 2022. Entro il 2030, questa cifra potrebbe raggiungere i 198,2 milioni. Tuttavia, se da un lato questa democratizzazione offre maggiore indipendenza creativa, dall’altro espone i musicisti a nuove sfide economiche.

Con l’aumento della produzione autonoma, i costi di creazione musicale si sono spostati sempre più sui creatori. La crescente dipendenza dai modelli di abbonamento per software, plugin e strumenti ha trasformato queste spese in rate costanti. MIDiA rileva che nel 2022 un quarto dei ricavi per software e servizi musicali proveniva dagli abbonamenti, cifra che potrebbe salire a un terzo entro il 2030. Steve Heithecker del Pyramind Institute ha commentato: “Le aziende di software seguono il modello di Wall Street: i ricavi ricorrenti sono molto allettanti. Le persone spesso dimenticano di avere questi abbonamenti attivi, trasformandosi in una sorta di entrata automatica per le aziende”.

Mentre le aziende tecnologiche e le piattaforme beneficiano di un’abbondanza di contenuti a basso costo, i musicisti vedono ridursi le proprie entrate. Gli streaming, che dominano il mercato, offrono micro-pagamenti che raramente coprono le spese di produzione. Una situazione, va da sé, sempre più faticosa e frustrante, evidenzia MusicRadar.

Il futuro della musica? I musicisti chiedono sistemi di compenso più equi, tutele migliori (anche nei confronti dell’impiego dell’intelligenza artificiale) e soluzioni sostenibili, come il rent-to-own per gli strumenti digitali. In un panorama in continua evoluzione, la sfida principale sarà conciliare l’innovazione tecnologica con la sostenibilità economica, partendo dalla valorizzazione di chi crea la musica che ascoltiamo.

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