In una nuova replica ai fan, Nick Cave ha aperto il suo blog per condividere nuove riflessioni su politica, moralità e sul ruolo dell’artista. “Non sono né di destra né di sinistra – scrive – sono essenzialmente un conservatore spirituale con la ‘c’ minuscola, una posizione che definisce il mio temperamento più che la mia politica”.
Il cantautore esprime un atteggiamento di cautela verso la certezza morale e i dogmi, dichiarando di sentirsi a suo agio con il dubbio. “Credo che ci siano momenti in cui il silenzio sia quasi un dovere sacro”, aggiunge, criticando la politica superficiale e il giudizio affrettato dei suoi contemporanei.
Cave riflette anche sulla sua vocazione artistica, sottolineando l’importanza di servire il mondo con la musica e la scrittura. “Io sto con il mondo, nella sua bontà e bellezza. Lo celebro, lo incoraggio e cerco di migliorarlo – in adorazione, riconciliazione e fede audace”, scrive, evidenziando un approccio di amore e cura verso la realtà e le persone che la abitano.
Musica per migliorare il mondo, questione palestinese
Per chi si aspettava che Cave parlasse della sua posizione sulla questione israelo-palestinese, fanno fede altre dichiarazioni precedenti. Nel 2024, rispondendo a un fan preoccupato per la partecipazione a festival sponsorizzati da Barclays, implicata in presunti rapporti con l’industria bellica israeliana, Cave aveva consigliato in modo secco: “Play”. La musica, spiegava, non è pensata né per premiare né per punire le persone, ma per contribuire a migliorare il mondo.
Questa linea è coerente con quanto dichiarato già nel 2017 e 2018. Nel 2017, Cave si esibì a Tel Aviv nonostante le pressioni del BDS e le critiche di artisti come Roger Waters, Thurston Moore e Brian Eno. In conferenza stampa spiegò che la decisione nasceva da due motivi principali: il suo legame personale con Israele e la volontà di opporsi a chi cerca di censurare gli artisti. “Per certi versi si può dire che sia stato il BDS a farmi suonare in Israele”, dichiarò.
Nel 2018, Cave puntualizzò che suonare in Israele non significava sostenere le politiche governative del Paese, riconoscendo al contempo le ingiustizie subite dal popolo palestinese e il suo impegno concreto tramite la Hoping Foundation, che aveva raccolto circa 150.000 sterline per bambini palestinesi. Sul movimento BDS, il frontman lo definì “codardo e vergognoso”, affermando che il boicottaggio culturale mira a ridurre al silenzio musicisti come lui che hanno opinioni diverse. Secondo Cave, Israele è una “vera, vibrante e funzionante democrazia” con rappresentanza araba in parlamento, e ritiene che i 1.200 artisti firmatari della petizione pro-boicottaggio farebbero meglio a suonare nel Paese per contribuire a sensibilizzare governo e popolazione.