Si moltiplicano le prese di posizioni politiche dei Massive Attack. Dopo aver aderito assieme a centinaia di musicisti alla richiesta a Live Nation di sospendere tutti gli eventi organizzati in Israele, la formazione di Bristol ha commentato la recente sentenza della High Court britannica che ha dichiarato il bando contro il gruppo di azione diretta Palestine Action illegale e sproporzionato.
Tre giudici senior hanno stabilito che la misura, introdotta dall’ex ministra Yvette Cooper sotto il presunto intento di antiterrorismo, violava il diritto di protesta dei cittadini. Il Home Secretary Shabana Mahmood ha annunciato l’intenzione di fare appello, lasciando incerta la sorte di oltre 2.500 persone arrestate per aver sostenuto Palestine Action.
Tra i sostenitori della decisione vi sono Huda Ammori, cofondatrice del gruppo, e l’esperto ONU Ben Saul. I Massive Attack hanno condiviso sui social un post con Robert Del Naja in una manifestazione a favore di Palestine Action, criticando apertamente il governo per aver etichettato come “terroristi” chi protestava pacificamente.
«Keir Starmer’s government voleva punire chi rendeva visibile la propria complicità in un genocidio», si legge nel post. «Il tribunale ha ora stabilito che era illegale. Rispetto e amore per ogni cittadino che ha rischiato la propria libertà per resistere al genocidio». La band ha inoltre fatto riferimento ai Filton 24, arrestati nel 2024 durante una protesta contro la fabbrica israeliana Elbit Systems a Bristol, alcuni dei quali avevano intrapreso uno sciopero della fame.
I Massive Attack non sono nuovi a dichiarazioni simili: negli anni hanno sostenuto campagne pro-Palestina, aderito alla No Music For Genocide e rifiutato di esibirsi in Israele dal 1999.