Dopo mesi di interrogativi, arriva una presa di posizione ufficiale sul futuro dei Dead Can Dance. Il 10 luglio Lisa Gerrard ha pubblicato un breve messaggio per fare chiarezza sul suo attuale rapporto con il progetto che, insieme a Brendan Perry è ormai un classico di quelle musiche al confine tra dark, ambient, neoclassica e suggestioni world.
“I feel the need to follow up on a number of questions I’ve been asked regarding Dead Can Dance. Let’s clarify that Dead Can Dance, although I am no longer involved, is and always has been a catalyst for artistic expression, let’s celebrate its new incarnation”, ha scritto la cantante australiana, confermando dunque di non essere più parte attiva della sigla.
Una dichiarazione chiarisce gli ultimi movimenti dei Dead Can Dance. In primavera era tornato il nome del gruppo con Our Day Will Come, primo inedito a otto anni dall’ultimo album in studio Dionysus e a cinque anni dal singolo Mushin, composto dal solo Brendan Perry.
Il brano, i cui proventi sono stati destinati per metà a Medical Aid for Palestinians (MAP), organizzazione impegnata nell’assistenza sanitaria nei territori palestinesi, aveva ribadito l’assenza di Gerrard, scelta che ora si palesa come il primo segnale pubblico di una nuova fase del progetto.
Our Day Will Come
Cinematico e cerimoniale, Our Day Will Come rappresenta un ritorno alle atmosfere più solenni del progetto, ma anche un cambio di prospettiva. Il titolo richiama lo slogan repubblicano irlandese Tiocfaidh ár lá (“verrà il nostro giorno”) e il brano è dedicato alla solidarietà tra i popoli irlandese e palestinese, con un posizionamento politico particolarmente esplicito nella storia della band.
Holy Tongue
Nel frattempo, Brendan Perry ha annunciato una nuova modalità di pubblicazione: i futuri lavori dei Dead Can Dance verranno distribuiti attraverso Bandcamp e la propria etichetta Holy Tongue, rinunciando alle piattaforme streaming tradizionali in polemica con i modelli economici dell’industria musicale e con la crescente diffusione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale.
Resta dunque da capire quale sarà la forma definitiva della “nuova incarnazione” evocata da Lisa Gerrard. Un capitolo inedito per una sigla nata oltre quarant’anni fa e finora indissolubilmente legata alla dialettica artistica tra la voce ancestrale di Gerrard e le composizioni di Perry.
Su SA trovate alcune recensioni degli album dei Dead Can Dance, dall’omonimo debutto del 1984 all’ultima prova Dionysus.
