Grant “Daddy G” Marshall dei Massive Attack al Medimex 2025
Grant “Daddy G” Marshall dei Massive Attack al Medimex 2025

Massive Attack chiariscono: “Nessun dato personale raccolto ai concerti, era tutta una simulazione”

Dopo le accuse di utilizzo di riconoscimento facciale nei concerti, la band spiega il funzionamento del software e il senso della provocazione.

Dopo aver deciso di abbandonare Spotify e di aderire a No Music for Genocide, geo-bloccando il loro catalogo musicale dalle piattaforme streaming in Israele, i Massive Attack hanno aperto i loro canali social per smentire ciò che era circolato sull’uso dei dati personali ai loro concerti. Durante l’esecuzione del brano Girl I Love You all’interno dell’attuale tour, la band si è servita di una tecnologia per proiettare sui maxischermi i volti dei presenti mostrando i loro dati sensibili e biometrici. Un modo per affermare quanto sul web le informazioni di tutti possano essere facilmente esposte e sfruttate.

Il software utilizzato, sviluppato dal collettivo britannico United Virtual Artist, non raccoglie né conserva alcun dato: si tratta di una simulazione che assegna informazioni fittizie ai volti del pubblico. Come spiegano i Massive Attack, “in nessuno dei nostri show sono stati registrati o conservati dati personali. Il sistema funziona solo live e serve a provocare, mostrando la facilità con cui queste tecnologie potrebbero essere utilizzate in contesti reali”.

Nel comunicato intitolato Non è ciò che non è, la band denuncia inoltre l’amplificazione delle inesattezze sui media e sull’intelligenza artificiale: piattaforme come Somewhere.Media e Hidden hanno diffuso la notizia senza verificare i fatti, affermando erroneamente che i dati fossero stati prelevati da database pubblici.

“La provocazione è rivolta all’iper-espansione del capitalismo della sorveglianza — continuano i Massive Attack — mentre il governo britannico continua a sperimentare sistemi di riconoscimento facciale senza una legislazione chiara, molti cittadini restano ignari di quanto siano sorvegliati”.

 

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Impegno politico e ambiente

Di recente i Massive Attack hanno denunciato gli arresti di massa durante una protesta pro-Palestina, accusando il governo Starmer di criminalizzare cittadini pacifici. La formazione ha inoltre aderito a un sindacato informale con l’obiettivo di proteggere gli artisti che decidono di esporsi contro l’operato di Israele a Gaza, spesso bersagliati da campagne definite “aggressive e vessatorie” condotte da gruppi come UK Lawyers for Israel (UKLFI). Tra i firmatari anche Dua Lipa, Brian Eno, Kneecap, Primal Scream e Fontaines D.C.

Da sempre sostenitori della causa palestinese e fautori del boicottaggio culturale a Israele dal 1999, i Massive Attack hanno riaffermato il loro impegno in un recente concerto a Londra, ospitando sul palco attivisti come Khalid Abdalla e Yasiin Bey. Parallelamente, al live di Manchester la band si è schierata contro lo sponsor Barclays, denunciandone i legami con gli investimenti nel comparto bellico israeliano e nelle energie fossili. Lo scorso giugno, al Medimex, il loro show ha assunto i contorni di un’esperienza immersiva e disturbante, in cui suoni, immagini e silenzi si sono fusi in una denuncia radicale del presente.

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