Andata in onda nella prima metà dei Duemila, MTV Supersonic condotta da Enrico Silvestrin faceva parte di quel palinsesto musicale italiano dell’epoca molto attento non solo al panorama pop, ma anche alle nuove sonorità indipendenti.
Da qui sono passati i mitici Karate di Geoff Farina, i Verdena, Carmen Consoli, Afterhours e molti altri, tra cui – e non certo per ultimo – Mark Lanegan. La sua esibizione risale a dicembre del 2001, periodo in cui l’ex Screaming Trees era in Europa per presentare un album importante, Field Songs, quinto solista pubblicato a maggio di quell’anno via Beggars Banquet. All’inizio di dicembre lo aveva presentato anche in Italia facendo capire anche dalle nostre parti quanto quel disco fosse cruciale per la sua carriera. Si tratta di un lavoro intenso e per certi versi sperimentale che – e citiamo le parole di Stefano Solventi – «tirava le fila dei tanti sentieri intrapresi fino ad allora senza farne mero riepilogo ma anzi scegliendo gli esiti maturi, le profonde destinazioni».
Dopo una video-scheda introduttiva dedicata al frontman, un Silvestrin in versione skinhead presenta il live. Ad accompagnare il cantante ci sono due chitarristi, tra cui Mike Johnson, al tempo bassista dei Dinosaur Jr.. Il set si compone di tre brani tratti dal sopracitato lavoro, la malinconica One Way Street in attacco, e a seguire la sostenuta cavalcata a tinte grunge No Easy Action, presentata in una versione più scarna rispetto a quella su disco per via dell’esigua strumentazione, eppure di grande impatto. La chiusura è affidata ad una ballata, Fix, che svicola ancora più languida e desertica dell’originale.
Dopo il set e lo stacco pubblicitario, Mark Lanegan, sigaretta accesa, è seduto sul divano del programma per rispondere alle domande del presentatore. Pare perso in un mondo tutto suo ma a domanda risponde puntuale, come ripiombando sulla terra da un pianeta lontano. Il timbro, raschiato dal fumo, è quello di un Tom Waits, le risposte sorprendentemente concise, e con un tocco ironia. Immancabile la domanda sullo – splendido – disco di cover pubblicato due anni prima – I’ll Take Care of You (1999) – dopodiché lo scambio vira verso temi esistenziali. Silvestrin legge uno stralcio d’articolo tratto da una rivista statunitense che lo definisce «un artista ricco di quell’ironia tipica di chi, in prima persona, ha vissuto una specie di resurrezione». «Risorgo tutte le mattine quando mi alzo dal letto», la freddura del frontman.
Si parla di cambiamenti e maturazioni, a livello personale ancor prima che dal punto di vista artistico, dai tempi degli Screaming Trees a oggi. Lanegan non si sente cambiato, non più «di una persona normale qualsiasi». E sulla morte del grunge, movimento con il quale la sua band era stata identificata fin dall’inizio, la vede in maniera altrettanto distaccata: «Per me è molto difficile da spiegare – fa lui con tono inizialmente serio – Non ho mai amato essere etichettato come parte di un movimento o di una scena, cerco di essere un solitario e questo fa sì che ogni mattina, quando tutti ci svegliamo, io potrei non esserci più…». «Sembra una cosa triste da dire», replica il conduttore, e a Lanegan spunta un sorrisetto sardonico, «pensavo fosse una cosa felice, invece».
Nelle battute finali si parla della collaborazione con i Queen Of The Stone Age e della sua partecipazione alle Desert Sessions promosse da Josh Homme, come a evidenziare il momento speciale che l’artista sta vivendo in quei mesi.
Riguardo alla mitica epoca delle televisioni musicali italiane, sulle nostre pagine potete recuperare il commento senza peli sulla lingua («Che schiffo!») rivolto ai nostrani Gemelli Diversi da un Dave Grohl ospite di TRL Italia di MTV nel 2002, ma anche rivedere il sopracitato live con intervista ai Karate. Sempre di quel periodo è poi Il Muro, altra trasmissione televisiva musicale della quale abbiamo ripercorso le puntate con ospiti Verdena, Afterhours e Cristina Donà.
Il 14 dicembre scorso è uscito nelle librerie inglesi Devil in a Coma, il libro autobiografico scritto da Lanegan durante la sua convalescenza tormentata dagli effetti del long-covid. Sempre nel 2021, il frontman ha unito le forze con Joe Cardamone degli Icarus Line dando vita al progetto elettronico Dark Mark vs. Skeleton Joe, il cui omonimo debutto discografico è uscito a ottobre. A marzo 2021, invece, ha partecipato alla cover di Disorder – apripista dell’epocale debutto dei Joy Division del 1979, Unknown Pleasure – per un progetto benefico promosso da Peter Hook.
Riguardo a Mark Lanegan, sulle nostre pagine potete inoltre recuperare, tra le altre, la recensione del suo ultimo lavoro in studio, Straight Songs Of Sorrow del 2020, firmata da Tommaso Iannini, oltre a quelle dei sopracitati Field Songs e I’ll Take Care of You.