Julia Roberts e Morrissey
Julia Roberts, foto di Colleen Sturtevant; Morrissey, foto di Raph Pour-Hashemi

Julia Roberts: «I love The Smiths», pur non giustificando Morrissey

L’attrice difende il diritto alla distinzione tra opera e autore

Julia Roberts ha dichiarato di continuare ad ascoltare gli Smiths, nonostante le controverse posizioni politiche del loro ex frontman, Morrissey. L’attrice, 56 anni, ha affrontato il tema in un’intervista al Times, durante la promozione del nuovo film After the Hunt, in uscita nelle sale italiane il 16 ottobre dopo la premiere al festival di Venezia.

Morrissey viene citato nel nuovo film di Roberts, After The Hunt, in una scena in cui un personaggio esprime la propria sorpresa per il fatto che la musica della sua storica band venga ancora suonata nonostante le sue controverse opinioni politiche. Interpellata sulla possibilità di distinguere l’opera dall’autore, Roberts ha risposto con una riflessione che va oltre il caso specifico:

Amo gli Smiths ma se facciamo così – buttando via la nostra copia di The Queen Is Dead – ci priviamo della possibilità di avere una comprensione pienamente consapevole. Se non sai da cosa vieni protetto, come puoi sapere di più, fare di meglio, creare di meglio?

L’attrice ha aggiunto che «alcune cose sono grandi, orribili, innegabili, e possiamo tutti concordare sul fatto che non debbano ripetersi», ma ha anche invitato a non ricorrere a reazioni estreme: «Altre volte pensi: “Beh, chi stabilisce che qualcosa debba essere buttato in un barile e dato alle fiamme?”. Dobbiamo imparare a cogliere le sfumature».

Morrissey e la lunga scia delle polemiche

Le parole di Roberts riaprono un dibattito che accompagna Morrissey da anni. Molti hanno criticato l’ex cantante degli Smiths per le sue dichiarazioni, spesso giudicate xenofobe, e per la vicinanza a movimenti della destra radicale britannica. Nel 2016 definì la Brexit “magnifica” e lodò Nigel Farage come “un educatore liberale”. Nel 2018 espresse sostegno a For Britain, partito fondato dall’ex esponente UKIP Anne Marie Waters, che lo stesso Farage aveva descritto come “nazista e razzista”.

Durante un’apparizione televisiva nel 2019, Morrissey indossò una spilla con il logo di For Britain, scatenando un’ulteriore ondata di critiche. In un’intervista successiva, condotta dal nipote Sam Etsy Rayner, negò di essere un sostenitore di UKIP o del Brexit Party, ma aggiunse che “è ovvio che Farage sarebbe un buon primo ministro”. Più di recente, il cantante ha rifiutato l’invito a esibirsi alla conferenza del partito Reform UK, e annunciato di voler cedere le sue quote nei diritti e nelle attività legate agli Smiths, dichiarandosi “esausto da ogni connessione” con gli ex compagni di band Johnny Marr, Andy Rourke e Mike Joyce.

La posizione di Julia Roberts si inserisce nel più ampio dibattito sul concetto di “cancel culture” e sulla possibilità di fruire di un’opera separandola dall’autore. Pur senza difendere Morrissey, già dichiaratosi vittima della cultura della cancellazione, l’attrice invita a una riflessione più profonda sul ruolo dell’ambiente intellettuale contemporanea:

Se eliminiamo tutto ciò che ci mette a disagio, smettiamo di imparare. L’arte serve anche a questo: a metterci di fronte a ciò che non vogliamo vedere

After the Hunt, il film e il suo significato

Il film After the Hunt, diretto da Luca Guadagnino, racconta il ritorno di una professoressa universitaria che finisce al centro di un caso etico e mediatico dopo l’accusa di cattiva condotta rivolta a uno dei suoi studenti. Il riferimento agli Smiths, come confermato dallo sceneggiatore, funge da simbolo del conflitto tra cultura e ideologia, e si intreccia perfettamente con le parole della Roberts: il bisogno, oggi più che mai, di non ridurre la complessità del reale a un verdetto binario.

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