Prosegue il tour di interviste di Damon Albarn per promuovere il secondo album a firma The Good, The Bad and The Queen, Merrie Land, pubblicato lo scorso weekend a ben undici anni dall’omonimo debutto. Come abbiamo avuto modo di specificare nelle notizie precedenti e in sede di recensione, la nuova fatica discografica del progetto – che comprende anche Paul Simonon dei Clash, Simon Tong dei Verve e il batterista Tony Allen – mette in scena un’ode un po’ bizzarra al Nord dell’Inghilterra, contestualizzata ai tempi della Brexit. E proprio dalla delicata questione sull’uscita del Gran Bretagna dall’Europa prende il via l’interessante intervista concessa a Irish Times.
Non sono nuove le idee di Albarn al riguardo, sin dal tweet pubblicato a poche ore dalla vittoria del Leave dove, amareggiato, ammetteva la cocente sconfitta della democrazia. Ora non può far altro che rincarare pesantemente la dose, anche usando termini non proprio eleganti («Brexit ha rivelato delle terribili verità sulla salute mentale degli inglesi. Siamo riusciti a risolvere ciò che di doloroso abbiamo passato per anni e ora, invece, torniamo indietro. Per me non ha alcun senso») e tornando sull’ipotesi di un secondo referendum («Dobbiamo avere la possibilità di tornare al voto. Non possono credere di poterla fare franca, questa situazione è assurda»). Damon apre inoltre una breve parentesi sulla storia di suo nonno Edward Albarn, obiettore di coscienza durante la Seconda Guerra Mondiale («Tutto ciò lo avrebbe mandato fuori di testa, sarebbe stato capace di arruolarsi in una ipotetica versione british della jihad»), concludendo l’argomento con una amara riflessione sui suoi limiti di cittadino: «Non ho grosse facoltà purtroppo, ma come musicista e cantautore posso presentare Merrie Land».
Passando al nuovo album del supergruppo, viene snocciolato qualche dettaglio in più sulle session e sul ruolo in produzione di Tony Visconti, storico collaboratore di David Bowie, che per l’occasione è andato a sostituire Danger Mouse. «Quando abbiamo coinvolto Tony Visconti – precisa – gli abbiamo presentato una lunga lista di 60 canzoni… anzi, 60 idee e possibilità. Gli abbiamo permesso di essere il redattore principale, altrimenti sapevamo che non avremmo mai iniziato davvero questa cosa. Il passo successivo vedeva noi in studio di registrazione con i brani catturati in presa diretta, senza sovraincisioni. Siamo una band molto vecchio stile: di questi tempi, non c’è niente di più antiquato che comporre un album».
Sempre in sede di recensione abbiamo tracciato un collegamento tra Parklife e Merrie Land. Se nel primo dominava l’irriverenza e un tono di generale divertissement, nell’opera TGTBATQ «le risate hanno lasciato il posto al cordoglio». Lo stesso Damon, a 24 anni di distanza, fa un bilancio sulla pietra miliare dei Blur e il contesto dell’epoca («è un disco satirico e ironico, e pensavo fosse una cosa negativa visto che negli anni ’90 sono stato massacrato per questo. Difatti, per molto tempo mi sono allontanato da quel tipo di scrittura»), inclusi gli screzi con Noel Gallagher ormai risolti. Tuttavia, Damon è felice di constatare quella vena compositiva tornata a fiorire in Merrie Land («Parklife è di un’era completamente diversa, ma in un certo senso avrebbe funzionato come disco in epoca Brexit»). A sorpresa, il leader dei Blur ha svelato l’esistenza di una interessante offerta – declinata – per il quartetto: «Per il 2019 mi era stato chiesto di suonare Parklife negli stadi, ma non lo farò. […] Perché dovrei quando ho tra le mani [un disco come] Merrie Land? Non ha senso».
Non manca inoltre qualche frecciata a due celebri connazionali: Morrissey e John Lydon. Sul primo, dalle idee sempre più destrose, Albarn appare sconsolato («Non lo capisco proprio. Bisognerebbe parlare direttamente con lui, ma è un tipo difficile»), ricordando un esilarante scambio di mail per farlo presenziare nell’album Humanz dei Gorillaz («Per lui avevo composto un brano intitolato Circle of Friends, ma non riuscivo a convincerlo, quindi è stato uno di quelli che se l’è cavata…») e chiudendo, un po’ retorico, sul ruolo indiscutibile di Morrissey nella storia della musica («Non sono affatto d’accordo con le sue idee in politica, ma ciò non significa che quando passano una canzone degli Smiths io non mi commuova»). Sul secondo, Albarn esprime una certa delusione per i continui attacchi dell’ex Sex Pistols a Malcolm Mclaren («Non si rende conto che McLaren è morto? Pare che voglia continuare a distruggerlo in ogni singola intervista che fa. È un peccato che a una certa età sia ancora così amareggiato invece che grato per la fortuna che ha avuto. Lydon è un ottimo esempio di qualcuno che non può divincolarsi dal proprio personaggio pubblico. Sono diventati la stessa persona ed è molto pericoloso»).
Infine un ricordo al compianto leader dei Fall Mark E Smith che, al contrario di Moz, era davvero vicino a collaborare con la cartoon band: «Mi mandava cartoline di Natale. Che sia benedetto. I Am Kurious Oranj mi ha profondamente influenzato e ispirato, così come il film di Stop Making Sense dei Talking Heads».
