Jack White (2026)
Jack White (2026)

Jack White: “Non voglio scrivere canzoni sulla mia vita come fa Taylor Swift”

In una nuova intervista, il musicista spiega perché preferisce trasformare le esperienze personali in personaggi e storie, citando anche Bob Dylan e tornando a parlare di Donald Trump

Jack White non è mai stato un artista incline ai compromessi. In attesa di vederlo dal vivo in Italia, ha condiviso l’Halftime Show con Eminem e più volte ha espresso apertamente le proprie opinioni su Donald Trump. Ora il musicista è tornato a parlare del proprio modo di scrivere canzoni, spiegando perché preferisce non trasformare direttamente la propria vita privata in materiale lirico.

In una nuova intervista concessa al Guardian in occasione dell’uscita del libro Jack White: Collected Lyrics & Selected Writing Volume 1, l’artista ha raccontato di non essere particolarmente attratto dall’idea di scrivere brani autobiografici. Interrogato sull’argomento, ha spiegato che nei suoi testi l’elemento personale è presente solo in parte.

Autobiografismo in filigrana

«Non troppo», ha risposto quando gli è stato chiesto se alcune sue canzoni siano completamente autobiografiche. «Adesso è diventato molto popolare, alla maniera di Taylor Swift, con cantanti pop [vedi anche Lily Allen] che scrivono di tutte le loro rotture sentimentali rese pubbliche. Non lo trovo affatto interessante. Per me è un po’ noioso scrivere di me stesso».

White ha chiarito che preferisce trasformare le esperienze personali in qualcosa di più narrativo: «Se qualcosa è davvero doloroso, non ho intenzione di mettere quella cosa importante e dolorosa che ho vissuto là fuori, perché qualche idiota su internet ci passi sopra». Per questo, ha spiegato, inserisce solo una parte di sé nei brani e poi la trasforma: «Metto una percentuale di quella esperienza in quello che faccio e poi la trasformo nel personaggio di qualcun altro. Non riesco davvero a capire me stesso finché non mi metto nei panni di qualcun altro».

Musica e politica

Nel corso dell’intervista è tornato anche il tema politico. White è da tempo uno dei critici più espliciti dell’attuale presidente statunitense, ma ha spiegato perché preferisce non scrivere canzoni apertamente politiche. Citando Bob Dylan, ha ricordato come in Blowin’ in the Wind la risposta non venga mai dichiarata esplicitamente: «Quando Dylan disse che la risposta stava soffiando nel vento, non disse quale fosse la risposta».

Secondo White, quando un artista sale su un palco per condannare qualcuno il rischio di essere accusato di ipocrisia diventa immediato. Per questo, se dovesse affrontare temi politici nelle sue canzoni, lo farebbe in modo indiretto: «Non direi i nomi. Inventerei un personaggio».

Dal libro alla prima mostra

Il volume Jack White: Collected Lyrics & Selected Writing Volume 1, curato dall’archivista ufficiale Ben Blackwell, raccoglie tutti i testi scritti dall’artista al di fuori dei The White Stripes, insieme a poesie, appunti e note estrapolate da taccuini. White ha spiegato di aver voluto “testare le acque” prima di pubblicare un libro interamente dedicato alla sua poesia: «La parola poesia può suonare pretenziosa, e questa cosa mi preoccupava un po’».

Nel frattempo, il musicista si prepara anche al debutto nel mondo delle arti visive: la sua prima mostra, These Thoughts May Disappear, aprirà il 29 maggio alla Newport Street Gallery di Londra, lo spazio espositivo fondato da Damien Hirst, dove resterà visitabile fino al 13 settembre.

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