Di questi tempi un documentario non si nega a nessuno, figuriamoci agli Iron Maiden che, da oltre 50 anni, più di 100 milioni di dischi venduti e 2500 concerti sui palchi di sei continenti, continuano a scaldare i cuori di almeno tre generazioni di metallari. Diretto da Malcolm Venville (Churchill At War) e prodotto da Dominic Freeman (Spirits In The Forest), il film – realizzato in collaborazione con Universal Pictures Content Group – racconta la parabola della Vergine di Ferro con immagini d’archivio, sequenze animate del leggendario Eddie e contributi di fan, musicisti e membri della band.
Oltre alle voci di chi ha vissuto ogni fase del loro viaggio, il documentario ospita interventi di personalità come Javier Bardem, Lars Ulrich dei Metallica e Gene Simmons dei KISS. Il momento più toccante sarà senza dubbio l’ultima intervista concessa da Paul Di’Anno, primo cantante della formazione.
«Abbiamo concesso accesso illimitato alla band, ai fan e ai colleghi musicisti», ha dichiarato il manager Ron Smallwood, sottolineando la volontà di offrire non solo un tributo musicale, ma anche la storia di un gruppo partito dall’underground londinese per diventare un’istituzione del rock mondiale.
Il film, atteso per l’autunno in data ancora da definire, accompagnerà l’uscita di Infinite Dreams, volume illustrato che raccoglie immagini inedite, strumenti, scenografie, testi autografi e materiali d’archivio, con prefazione di Steve Harris e postfazione di Bruce Dickinson.
Il nuovo tour e l’attività recente
Nel frattempo, gli Iron Maiden si preparano al Run For Your Lives, tour che partirà a maggio con una scaletta interamente dedicata ai primi nove album, da Iron Maiden (1980) a Fear of the Dark (1992). Tra le date, anche l’Italia con un unico appuntamento fissato il 13 luglio 2025 allo Stadio Euganeo di Padova.
Lo scorso anno la band ha dovuto affrontare due eventi significativi: il ritiro dello storico batterista Nicko McBrain, costretto a lasciare dopo i problemi di salute al termine della precedente tournée The Future Past, e la scomparsa di Paul Di’Anno, primo frontman della formazione dal 1978 al 1981. Due perdite che segnano un’epoca, ma non fermano la corsa di un gruppo che ha fatto dei live il proprio cavallo di battaglia.