Quest’anno gli Idles saranno dalle nostre parti anche d’estate per due appuntamenti festivalieri allo Sherwood e al Flowers Festival, ma la prima occasione per riascoltarli in supporto all’ultima prova è arrivata a Milano in un Alcatraz già sold out da alcune settimane.
Joe Talbot e co. si sono conquistati una certa notorietà sia in patria che dalle nostre parti, il loro ultimo album TANGK è entrato al primo posto della classifica UK e al 20esimo della nostra stilata da FIMI. Poi è chiaro, prima settimana così e la seconda giù di decine di posizioni. Attualmente il disco nel Regno Unito è 42° e da noi 90°. Nessuna sorpresa in questo. La formazione, al picco della propria fama, che definire oggi post-punk ad oggi è quantomai riduttivo, rimane una nicchia all’interno di un mainstream che guarda altrove, soprattutto in un’Italia da anni autarchicamente arroccata sui propri eroi nazionali, poco permeabile alle uscite internazionali.
Pur di nicchia, gli Idles si sono comunque conquistati il loro pubblico con olio di gomito e passione da vendere, suonando da noi praticamente ad ogni nuovo disco, concedendo numerose interviste (3 solo da queste parti) e ampliando, di volta in volta, il bacino dei fan ma, nel contempo, anche della propria formula. L’ultima volta li abbiamo visti giusto l’estate scorsa, al Fake Fest, e all’Alcatraz lo show si ripete aggiornato appunto a TANGK, il più vario dei lavori fin qui pubblicati e pure quello meglio pubblicizzato anche grazie a colpi di genio come quello di far cantare, grazie all’AI, il singolo Grace a Chris Martin dei Coldplay sulla stessa spiaggia di Yellow.
A Milano va in scena un gruppo che ha cercato, trovandolo, un compromesso tra l’assalto all’arma bianca (vedi alla voce post-punk) e un messaggio di fraternità e amore. Brani come, la sopracitata Grace, o Dancer entrano così in scaletta come zone di decompressione da muri di chitarre e dalla rabbia di Joy as an Act of Resistance, album che giustamente viene sempre suonato molto dal vivo.
Colossus e I’m scum sono antemici inni alla rivolta, il suono grezzo degli Idles al suo picco. Canzoni lontane dalla romantica Roy dove Talbot esibisce qualità canore troppo spesso sovrastate dagli strumenti, anche questa volta assoluti protagonisti del live. fuck the Queen oggi è fuck the King, eppure i tempi sono cambiati dalla prima volta del gruppo, ad esempio, al Primavera Sound.
Politicamente la formazione è quella di sempre, contro monarchie, dittature e stati di polizia, a favore di una Palestina libera. Una bandiera palestinese finisce sul palco e viene sventolata tra l’approvazione dei presenti. Due ore di concerto per 24 canzoni a dimostrazione di un ulteriore crescita e maturazione, anche verso ritmi più dance che hanno fatto storcere il naso a più di qualcuno. Compromessi in sede di scrittura di TANGK che dal vivo si sciolgono come neve al sole.
Scaletta (via setlist)
- IDEA 01
- Colossus
- Gift Horse
- Mr. Motivator
- Mother
- Car Crash
- I’m Scum
- 1049 Gotho
- The Wheel
- Gratitude
- Divide and Conquer
- POP POP POP
- Television
- Roy
- Samaritans
- Grace
- Hall & Oates
- Crawl!
- A Hymn
- War (Tour debut)
- Never Fight a Man With a Perm
- Dancer
- Danny Nedelko
- Rottweiler
