Passare dal punk e proto-punk classico – vedi le cover di Blitzkrieg Bop dei Ramones, Should I Stay Or Should I Go dei Clash, Teenage Kicks degli Undertones, I Wanna Be Your Dog degli Stooges e Too Drunk to Fuck dei Dead Kennedys – a quello moderno, per Robert Fripp e Toyah Willcox è un attimo.
Nell’ultima putata della rubrica Sunday Lunch, i coniugi si sono cimentati in uno di quei brani che negli anni ’90 hanno fatto gridare alla presunta rinascita del punk, ovvero Basket Case dei Green Day. La canzone è tratta dall’acclamato album Dookie del 1994, ovvero il debutto su major di Billie Joe Armstrong e soci, dopo la militanza su Lookout! Records.
Nel clip, il King Crimson – con tanto di crestina – suona come al solito la chitarra, mentre Toyah canta munita di emblematici oggetti di scena: indossa un cesto sulla testa nella prima parte del video mentre nella seconda utilizza due melanzane per suonare un tamburo. Nel finale Fripp augura a tutti i fan di ricevere un cesto pieno d’amore.
Tra gli highlight delle cover eseguite finora dalla premiata ditta Fripp & Toyah, oltre alle sopracitate, segnaliamo Lonely Boy dei Black Keys, Rockin’ in the Free World di Neil Young, Master Of Puppets dei Metallica, title track dell’album del 1986 che ha segnato la storia della band di James Hetfield e soci, ma anche I’m Too Sexy dei Right Said Fred, Sympathy For The Devil dei Rolling Stones, Venus in Furs dei Velvet Underground, These Boots Are Made for Walkin’ di Nancy Sinatra, Chop Suey dei System of a Down, Sharp Dressed Man degli ZZ Top, Paranoid dei Black Sabbath, Satisfaction dei Rolling Stones, Gimme All Your Lovin’ degli ZZ Top, Girls, girls, girls dei Mötley Crüe, Ace of Spades dei Motörhead e My Generation degli Who.
Toyah ha pubblicato un album nel 2021 intitolato Posh Pop. Sulle nostre pagine potete recuperare un monografico dedicato ai King Crimson e numerose recensioni degli album in discografia, tra cui la critica di In the Court of the Crimson King, capolavoro della band di cui il 10 ottobre ricorreva l’anniversario, ma anche quella dell’epocale Discipline.
Riguardo ai Green Day, sulle nostre pagine potete recuperare, tra le altre, la recensione del sopracitato album Dookie, firmata da Tommaso Iannini.