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Embargo Russia. Anche Netflix spegne il servizio di streaming

Era questione di tempo affinché il più popolare tra i colossi dello streaming si unisse al coro

Non si arresta l’effetto domino della molteplicità di soggetti che ha applicato l’embargo contro la Russia in seguito dell’entrata in guerra di quest’ultima. E parliamo di multinazionali e aziende, major discografiche e società di produzione cinematografiche, contest canori e Società di Autori ed Editori (nel nostro caso la SIAE), circuiti bancari, sistemi di pagamento, catene d’abbigliamento e via discorrendo.

Era questione di tempo affinché Netflix, il più popolare tra i colossi dello streaming, si unisse al coro delle altre major hollywoodiane. La decisione di sospendere il servizio sul territorio arriva senza sorprese, come naturale conseguenza dello stop di ogni produzione o acquisto di materiale russo. La piattaforma di streaming stava lavorando a quattro produzioni originali in questo senso, incluso il thriller diretto da Dasha Zhuk le cui riprese erano già in corso.

Grazie a una joint venture con National Media Group, Netflix ha aperto il proprio servizio ai russi nel 2016 . Si stima che la piattaforma conti su circa 1 milione di abbonati nel Paese.

Tra coloro che hanno condannato l’attacco di Putin ai danni del popolo ucraino ci sono anche numerosi artisti. Nel loro caso l’embargo nei confronti della Russia significa l’annullamento degli impegni live. Nick Cave ha cancellato le date del tour estivo, lo stesso ha fatto Iggy Pop riguardo alla sua partecipazione del 10 luglio al Park Festival di Mosca e così molti altri.

Tornando al cinema, le più importanti case di produzione statunitensi hanno deciso di non distribuire i loro titoli. E parliamo di The Batman, Red e Morbius. Giusto per citare i più attesi.

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