Eddie Vedder
Eddie Vedder durante la cover di "Just Like Heaven" dei The Cure s Las Vegas

Eddie Vedder suona a Dublino con la chitarra di Glen Hansard

Dopo il funerale, il frontman dei Pearl Jam ha reso omaggio all’amico scomparso suonando a Grafton Street, dove Hansard aveva iniziato come busker

Dopo l’ondata di commozione seguita alla notizia della sua scomparsa, l’ultimo saluto a Glen Hansard ha riunito nella chiesa di St. Patrick a Dublino amici, colleghi e protagonisti della cultura irlandese. Tra i presenti c’erano Bono, Hozier, Imelda May, ma anche Eddie Vedder e Markéta Irglová, protagonisti di uno dei momenti più emozionanti della cerimonia con l’interpretazione di The Song of Good Hope. L’omaggio di Vedder non si è fermato qui: dopo il funerale, il frontman dei Pearl Jam è tornato in un luogo profondamente legato alla storia di Hansard, Grafton Street, nel centro di Dublino, dove il musicista aveva iniziato a suonare come busker all’età di 13 anni.

Vedder ha imbracciato la chitarra di Hansard e si è unito ad alcuni musicisti locali per una breve esibizione nello stesso punto in cui l’amico aveva mosso i primi passi. Ha eseguito Black dei Pearl Jam e Drive All Night di Bruce Springsteen.

Storia di un’amicizia

Il legame tra Vedder e Hansard affondava le radici in oltre quindici anni di amicizia e collaborazione. Hansard aveva accompagnato il cantante dei Pearl Jam in diverse occasioni durante i suoi tour solisti, nel 2011, 2012, 2017 e 2019, mentre i due avevano anche lavorato insieme in studio.

In una delle sue ultime interviste, Hansard aveva raccontato proprio l’origine di quel rapporto, ricordando un episodio drammatico avvenuto durante un concerto dei Frames, quando un giovane si era tolto la vita sul palco.

Il sostegno di Vedder

Fu allora che Vedder lo contattò, nonostante i due non fossero ancora amici intimi. «È stato così gentile», aveva raccontato Hansard, spiegando che parlarono per circa un’ora al telefono e che il cantante dei Pearl Jam lo richiamò per i cinque giorni successivi, per assicurarsi che stesse bene.

Quando i Frames arrivarono a Seattle, Hansard ricontattò Vedder, che lo invitò in studio per lavorare insieme a una cover di Sleepless Nights degli Everly Brothers. Per Vedder quella collaborazione aveva anche un significato personale: poteva essere un modo per aiutare Hansard a elaborare quanto accaduto, ma anche per confrontarsi con il trauma vissuto dai Pearl Jam dopo la tragedia del festival di Roskilde del 2000, quando nove persone morirono durante il concerto della band.

«Quello fu l’inizio di un’amicizia molto stretta con questo bellissimo uomo», aveva raccontato Hansard. Un rapporto rimasto solido per oltre quindici anni, fatto di telefonate, concerti, collaborazioni e vicinanza personale. Parlando di Vedder, il musicista lo aveva descritto come «tutto cuore», sottolineandone l’umanità e la capacità di esserci nei momenti davvero importanti.

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