Timber Timbre
Timber Timbre, Taylor Kirk, foto per la stampa (2023)

È morto Taylor Kirk dei Timber Timbre: aveva 44 anni

Il cantautore canadese, anima del progetto, è scomparso improvvisamente. Non rese note le cause del decesso

Con i suoi Timber Timbre abbiamo parlato puntualmente ad ogni uscita discografica. L’ultimo disco, Lovage (2023), seguito a sei anni di distanza da Sincerely, Future Pollution (2017), ne confermava la traiettoria: un cantautorato sempre più immerso in una penombra cinematica, rarefatta, dove il folk si smaterializza in una forma di soundtrack interiore, allucinata. Proprio in supporto a quel lavoro Taylor Kirk era tornato a suonare dalle nostre parti, come del resto aveva fatto in precedenza e avrebbe continuato a fare nel biennio successivo.

All’Italia era affezionato e si era costruito una nicchia piccola ma estremamente partecipe. È per questo che ne apprendiamo la morte con profonda tristezza. Il comunicato, diffuso da persone a lui vicine e confermato da Exclaim, parla di una scomparsa “improvvisa” avvenuta il 14 aprile, senza ulteriori dettagli. Kirk aveva 44 anni.

The cinema of a dizzying dystopia

Timber Timbre nasce come progetto solista di Kirk, che nel tempo ne è rimasto il centro gravitazionale in studio, pur con formazioni variabili nei live. Già nei primi dischi si definisce una grammatica molto precisa: un folk blues americano filtrato da una lente estetizzante e quasi cinematica, dove la voce nasale di Kirk — in un’ideale linea di convergenza tra Stuart Staples e Mark Sandman — diventa lo strumento principale di una narrazione inquieta e sospesa.

L’esordio arriva con due autoproduzioni, Cedar Shakes (2006) e Medicinals (2007), prima della svolta con Timber Timbre (2009), disco che apre il progetto a una circolazione più ampia e contiene anche Magic Arrow, poi utilizzato in serie come Breaking Bad, Orange is the New Black, The Good Wife.

È però con Creep On Creepin’ On (2011) che Timber Timbre definisce pienamente la propria estetica: una forma di cantautorato “spooky”, come lo avrebbe definito parte della stampa britannica, che prende la lezione di certa classicità soul e rock’n’roll e la deforma in chiave crepuscolare.

Tra Hot Dreams (2014), Sincerely, Future Pollution (2017) e Lovage (2023), questo immaginario si arricchisce di nuove sfumature: soundtrack music, 80s, visioni sintetiche, horror pop. Un percorso che, pur rimanendo in una dimensione di culto, ha mantenuto una coerenza rara nella scena indipendente contemporanea.

Tracklist

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