Sul ritorno degli Oasis opinione comune era che fosse stata mamma Peggy a riconciliare i fratelli Gallagher. E da quanto abbiamo visto nella seconda serata del reunion tour Live ’25, le cose sembrano andare per il meglio. Vicendevoli inchini, lo sguardo emozionato di Noel persino catturato dagli smartphone più vicini al palco, il qui pro quo sulla cover da cantare durante Whatever conclusosi con Liam che attacca Octopus’s Garden e la risata complice del fratello più vecchio: una scena che un tempo sarebbe finita a strattoni nel backstage.
Sempre durante il secondo appuntamento al Principality Stadium di Cardiff (sabato 5 luglio), è stato proprio Noel a svelare che il vero artefice della riappacificazione non è stato né un manager né una terapia familiare, ma Paul “Bonehead” Arthurs. “Alla chitarra, se non fosse stato per lui, nulla di tutto questo sarebbe successo”, ha detto al pubblico, tra un brano e l’altro.
Bonehead, del resto, è un pezzo di storia Oasis: c’era all’inizio, c’era nei momenti difficili, c’era nei live solisti di Liam e oggi è sul palco con i Gallagher, insieme a Gem Archer, Andy Bell e Joey Waronker. Un’anima silenziosa ma centrale, evidentemente l’unico in grado di tenere uniti due fratelli che si sono fatti la guerra per un decennio e mezzo.
Come raccontato in un precedente post, i primi due live della tournée – praticamente identici a livello di scaletta e bis – hanno confermato un’alchimia ritrovata, fatta di gesti simbolici, sguardi e una scaletta che ripercorre con fierezza e un pizzico di inevitabile nostalgia il mito Oasis.
Live ’25 proseguirà ora con cinque date a Manchester (Heaton Park), sette serate a Wembley e tappe previste a Edimburgo, Dublino, Nord e Sud America, Australia, Corea del Sud e Giappone: un vero e proprio giro del mondo, sulle spalle di un nome che ha ancora qualcosa da dire – insieme.