Il 13 agosto 2021, una donna – firmatasi con le sole iniziali J.C. – aveva citato in giudizio Bob Dylan per molteplici episodi di abusi sessuali e psicologici che sarebbero avvenuti in un periodo di sei settimane, tra aprile e maggio del 1965, quando era appena 12enne.
Come aveva riportato il New York Daily News, nella causa intentata giusto prima della caduta dei termini per questo tipo di deposizioni (secondo l’americana Child Victims Act), gli abusi sarebbero avvenuti presso il celebre Chelsea Hotel della Grande Mela: il cantautore avrebbe sfruttato la sua immagine pubblica per adescare la ragazzina e quindi somministrarle alcol e droghe approfittando di lei in più occasioni. Accuse che un portavoce del cantautore ha categoricamente respinto al mittente promettendo di «contrastarle vigorosamente».
Ad avvalorare la difesa del Menestrello di Duluth anche lo scrittore britannico Clinton Heylin, biografo di Dylan e autore di Dylan: Behind the Shades (1991), che ha espresso forti dubbi sulla ricostruzione temporale della vicenda indicata dalla vittima, visto che il cantautore in quel periodo era in tour in Inghilterra e da lì sarebbe volato due settimane a Los Angeles per trascorrere un giorno o due a Woodstock. La donna ha quindi modificato la denuncia dichiarando che i fatti sarebbero avvenuti durante la più generica «primavera» di quell’anno.
Lo scorso 6 gennaio, gli avvocati di Dylan avevano ribadito che le accuse erano totalmente «false, pericolose, sconsiderate e diffamatorie», definendole uno spregevole ricatto «con l’obiettivo di ottenere denaro sotto la minaccia di cattiva pubblicità». I legali del Premio Nobel hanno inoltre aggiunto come sul sito web della querelante, quest’ultima si definisca «una sensitiva specializzata nel mettere in contatto a pagamento i defunti cari con le famiglie in lutto». Nei documenti della difesa si sostiene anche come l’accusatrice «non solo affermi di essere stata rapita dagli alieni», ma anche di essere in grado di «parlare con gatti, cani e altri animali – vivi e morti – così come con insetti e piante». Da quanto apprendiamo da Billboard la causa è stata infine ritirata. Le parole del legale di Dylan.
Il caso è chiuso. Ed è scandaloso che sia stato possibile aprirlo. Siamo felici che la querelante abbia posto fine a questa farsa e che l’azione legale sia stata archiviata irrevocabilmente.
Avv. Orin Snyder
Nel 2022 aprirà i battenti un museo dedicato d Bob Dylan che ne ripercorrerà la storia e le opere; inoltre, il menestrello, che ha ceduto alla fine del 2020 il suo intero catalogo a Universal per 300 milioni di dollari, vieterà l’uso degli smartphone ai suoi prossimi concerti. Going Electric, il biopic sul songwriter in lavorazione e con Timothée Chalamet come protagonista, è stato momentaneamente accantonato. In compenso è in uscita The Philosophy of Modern Song, un nuovo libro contenente una sessantina di saggi su canzoni di altri grandi artisti.
Trovate altro su Dylan nella pagina dedicata all’artista, tra cui la recensione del classico Bringing It All Back Home, firmata da Stefano Solventi, nonché l’esaustivo approfondimento sul documentario sul cantautore di Duluth, Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story by Martin Scorsese, a cura dello stesso Solventi e di Samuele Conficoni, e, non ultimo, l’articolo sul suo ultimo lavoro, Rough And Rowdy Ways.