Renaissance, il ritorno discografico di Beyoncé dello scorso anno, è stata una dedica alla club culture e alla comunità LGBT che ha contribuito enormemente a farla nascere e conoscere nel mondo lungo tre decenni almeno, quelli che hanno visto nascere disco, house, techno, fino alle più recenti contaminazioni. Va da sé che se il primo show della popstar in cinque anni (e la prima performance in tre) serve da inaugurazione ad un lussuoso hotel di Dubai (Atlantis The Royal, circa 6.000 euro a notte), all’interno di un paese che detiene severe leggi contro i rapporti tra persone dello stesso sesso, le critiche sono il minimo che ci si possa aspettare. Tanto più se parliamo di un cachet che si aggirerebbe – specula TMZ – sui 24 milioni di dollari, di uno show che ha compreso un’orchestra formata da 48 donne (Firdaus) e il gruppo di ballo libanese Mayyas, e di uno show presentato come «il regno dove i sogni diventano la tua destinazione».
Non è la prima volta che l’artista si esibisce negli Emirati. Era già capitato nel 2009 a Abu Dhabi, leggiamo su Pitchfork, ma da allora ad oggi la consapevolezza e la sensibilità legata a questo tema sono cambiati. A farsi portavoce del malcontento di fan e attivisti è la giornalista freelance Abigail Firth sul sito della BBC, che definisce la decisione di Beyoncé «profondamente sbagliata». Parliamo di un’artista già milionaria che «non aveva alcun motivo di accettare quel denaro», e di una persona che per quanto sia assurta a rango di intoccabile anche all’interno della stessa comunità LGBT, non ha diritto a «un free pass» perpetuo.
Kitty Scott-Claus, star di Drag Race UK, sottolinea infatti come siano stati applicati due pesi e due misure nei confronti di David Beckham, a sua volta icona LGBT, eppure aspramente e pubblicamente criticato per aver stipulato un contratto a svariati zeri con il governo del Qatar per il ruolo di ambasciatore degli scorsi Mondiali di calcio. C’è da sottolineare che l’ex calciatore è stato pagato da istituzioni e Byoncé da investitori privati, ma le implicazioni politiche dell’esibizione non cambiano i termini della discussione.
A questo punto, non sono in pochi gli esponenti della comunità a chiedere spiegazioni a Beyoncé, che da sempre considerano «un’alleata della loro causa». Ma al suo interno c’è pure chi la difende e afferma che la popstar ha dato una nuova occasione per parlare della questione.
