Film
Darren Aronofsky
Una scomoda circostanza – Caught Stealing
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Jacopo Fioretti
- 8 Settembre 2025
Chissà quanto si sarà divertito Darren Aronofsky nell’immaginare le espressioni di pubblico e critica alla visione di Una scomoda circostanza – Caught Stealing, tratto dal romanzo “A tuo rischio e pericolo” di Charlie Huston. Una pellicola che apparentemente c’entra ben poco con il suo solito modo di pensare i film e che segna un cambio di tono inaspettato dopo un titolo come The Whale. Eppure, a ben guardare, la mano e l’occhio del cineasta statunitense sono ben presenti anche qua.

Nel baseball, “caught stealing” – letteralmente “colto in flagrante” – si dice quando un corridore prova a conquistare una base, ma viene eliminato dal difensore prima di raggiungere con successo quella successiva. Ecco, più o meno è questo quello che accade a Hank (Austin Butler) quando dei gangster russi lo mandano in ospedale perché sulle tracce di Russ (Matt Smith), il suo vicino di casa crestato che gli aveva chiesto di badare al gatto in sua assenza.
Da lì inizia una caccia all’uomo che sconvolge completamente le vite di Hank e della sua fidanzata Yvonne (Zoë Kravitz), ma che lo costringerà ad affrontare un’altra cosa che lo ha “colto in flagrante” molto tempo prima. Il ragazzo è infatti un ex promessa del baseball – qua il gancio sportivo -, che a causa di un incidente occorsogli in gioventù e che rivive ogni notte, ha dovuto rinunciare alla sua carriera e a un’immagine di se stesso che non ha più recuperato.

Una scomoda circostanza – Caught Stealing è un thriller miscelato ad una sorta di gangster movie, ben scritto e girato, dinamico, divertente e con un cast corale e una colonna sonora all’altezza (se ne è occupato Rob Simonsen assieme agli Idles). Darren Aronofsky concepisce un’impalcatura non banale per tempi e incastri, inedita per lui e per i suoi abituali ritmi, tramite la quale riesce comunque a riproporre le sue consuete vivisezioni del corpo e dell’anima.
Irrinunciabile per il regista rimane comunque il filtro iperrealista, che utilizza per inquadrare i segni dei dolori del povero (e giovane) Austin Butler, ma anche la realtà suburbana della New York sul finire degli anni ‘90, un covo di anime dannate, ma anche di sodalizi profondi.
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