Film
Steven Soderbergh
Presence
-
Jacopo Fioretti
- 23 Luglio 2025
Incredibile come, alla trentaseiesima pellicola, Steven Soderbergh (con l’aiuto evidentemente fondamentale di David Koepp in fase di scrittura) sia riuscito a dar vita a un nuovo apice; ancora più incredibile come questo apice rappresenti addirittura una quintessenza del suo pensiero cinematografico — specialmente nella sua accezione di un linguaggio capace di sperimentare e fare ricerca su se stesso.
Presence è un perfetto horror d’avanguardia, che trova la sua completezza semantica proprio perché parte da presupposti tradizionali, aggiornati e portati alle estreme conseguenze lungo il suo sviluppo. Un percorso formalmente coerente, impreziosito dalla consueta eleganza nella costruzione e nella messa in scena.
Il cineasta di Atlanta dà vita a un trattato rivoluzionario per il contemporaneo, che svela le implicazioni insite nello sguardo dello spettatore e nei suoi derivati: quelle che il sistema di fruizione delle immagini è riuscito ad affossare, attraverso una campagna di annichilimento che ha finito col far dimenticare allo spettatore che l’atto stesso del guardare comporta una responsabilità — anche solo per il fatto che guardare significa, in ultima analisi, guardare se stessi.
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