Film
Wes Anderson
Asteroid City
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Carmen Palma
- 28 Marzo 2023
Asteroid City è l’undicesimo lungometraggio di Wes Anderson, regista e sceneggiatore statunitense dallo stile inconfondibile. Scritto insieme a Roman Coppola, il film esce nelle sale statunitensi il 23 giugno 2023 e, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe debuttare in anteprima al prossimo Festival di Cannes; in italia sarà nei cinema a partire dal 14 settembre 2023.
Al centro della storia, ambientata negli anni Cinquanta, c’è una cittadina fittizia nel deserto americano dove ha luogo la Junior Stargazer Convention, organizzata per riunire studenti e genitori di tutto il Paese per borse di studio e competizioni accademiche. Un evento sconvolto da tutti gli incredibili cambiamenti che si stanno verificando nel mondo…
Il primo trailer ufficiale mostra un Wes Anderson all’ennesima potenza, tra accecanti colori pastello, carrellate, cambi di formato, rigorose simmetrie, fondali dipinti, famiglie disfunzionali e dialoghi stranianti dagli innegabili effetti comici. La fantascienza dei B-movie anni Cinquanta – la cosiddetta Golden Age – è la fonte d’ispirazione principale, ma la citazione non sembra essere fine a sé stessa. Probabilmente Anderson vuole sfruttare il genere per parlarci del nostro contemporaneo, come dimostra uno scambio di battute tra il personaggio di Jason Schwartzman e quello di Scarlett Johansson: «non mi piace il modo in cui ci guardava – dice lui, riferendosi all’alieno atterrato ad Asteroid City – ci guardava come se fossimo spacciati»; «forse lo siamo» risponde lei con estrema calma e consapevolezza. L’atto di guardare verso il cielo e sperare in una risposta («il senso della vita») racchiude la tipica malinconia dell’autore, che emerge sempre in mezzo ad un caos di personaggi e situazioni bizzarre.
Anche stavolta Anderson ha scelto di fare un film corale: oltre ai sopracitati Schwartzman e Johnasson, nel cast ci sono Margot Robbie, Tom Hanks, Stephen Park, Jeffrey Wright, Willem Dafoe, Tony Revolori, Tilda Swinton, Bryan Cranston, Edward Norton, Adrien Brody, Liev Schreiber, Hope Davis, Rita Wilson, Rupert Friend, Maya Hawke, Steve Carell, Matt Dillon, Hong Chau, Jake Ryan, Grace Edwards, Aristou Meehan, Sophia Lillis, Ethan Lee e Jeff Goldblum. Un numero cospicuo di attori, dunque, un po’ come il precedente The French Dispatch. Da notare che questa volta non è accreditato Bill Murray, forse sostituito da Hanks nel ruolo del capofamiglia anziano.
A più di vent’anni da The Royal Tenenbaums, il film che l’ha consacrato al grande pubblico, Wes Anderson si è evoluto ma senza rinunciare ai suoi tratti distintivi, a quei “cliché” che lo hanno reso tanto amato quanto odiato (mettici “le inquadrature simmetriche e poi partono i Kinks”…). Un cinema, il suo, diventato sempre più la plastificazione di un vasto bestiario umano, con quel pizzico di poesia e incanto che sembra trascinare i film del regista in una dimensione irreale, fiabesca. E invece è ricco di sfumature, di riflessioni amare sulla vita che a volte si perdono nella perfezione dell’immagine ma non per questo sono meno importanti. Forse la pellicola che raggiunge il perfetto equilibrio in questo senso è Grand Budapest Hotel, che introduce lo spettatore in quell’atmosfera da tabliaux vivant che sarebbe esplosa con il film successivo.
Da Rushmore a Le avventure acquatiche di Steve Zissou, passando per Il treno per il Darjeeling, invece, troviamo un regista più giovane e quindi forse più duro, più estremo nel modo di raccontare soprattutto la famiglia. Di solito è la vecchiaia a indurire gli animi, ma nel caso di Wes Anderson è esattamente il contrario.
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