Il mondo che gira intorno. Intervista a Ghostpoet

Il percorso artistico che ha caratterizzato il poeta urbano Obaro Ejimiwe ha preso fin qui tante diverse direzioni, puntualmente pertinente e catalizzante, attirando attenzioni, talvolta stranendo, ma riuscendo sempre a colpire con un’efficace poetica artistica che ha saputo unire generi, stili e linguaggi lontani. L’uscita del suo ultimo lavoro Dark Days – Canapés è il pretesto giusto per tornare a parlare con Ghotspoet.

Il tuo ultimo album è un lavoro estremamente ricco di soluzioni, a mio avviso il tuo disco più maturo e definito. Com’è nato?

È un disco nato dall’incertezza degli anni in cui viviamo. Come artista mi sembra importante documentare i tempi, il mondo che ci circonda, a modo mio l’ho sempre fatto e questo album non è diverso da questo punto di vista. Musicalmente sento che sto evolvendo e spero di continuare a farlo in ogni disco.

Ci sono stati ascolti che ti hanno influenzato durante la lavorazione di questo album?

Ho ascoltato di tanto in tanto Laughing Stock dei Talk Talk, Under Color Of Official Right dei Protomartyr e Let England Shake di PJ Harvey, tra altre cose.

Mai come in questo disco unisci stili e generi estremamente eterogenei. Mi sembra che dall’elettronica degli inizi tu ti stia sempre più interessando a soluzioni più alt-rock. Durante la lavorazione di questo album avevi un suono ben preciso a cui mirare?

In realtà sento di continuare a camminare lungo la strada che ho iniziato a tracciare con Shedding Skin ma al tempo stesso ho voluto spingermi oltre certi confini ed essere più diretto, sia dal punto di vista dei testi, che musicale.

Una matrice sociale è sempre stata presente nelle tue canzoni, ma in questo disco sento un’attitudine ancora più diretta, quasi militante. Immigrant Boogie in questo senso è un ottimo esempio. Cosa ti ha spinto a scrivere questo pezzo?

Volevo affrontare l’attuale crisi migratoria internazionale: alcuni la guardano con profonda empatia, mentre altri preferiscono girare gli occhi da un’altra parte. Diciamo che si tratta di un’ispirazione piuttosto tragica.

Quale credi sia il ruolo della musica nei tempi complessi che stiamo vivendo?

Per come la vedo io, la musica dovrebbe essere anche cronaca dei tempi. Descrivere il buono, il brutto e il cattivo del mondo che ci circonda. È molto importante per me che la musica svolga questa funzione.

Dal vivo al Siren Festival di Vasto ho notato un grande affiatamento con il gruppo, che porta le tue canzoni a un livello ancora superiore. Quanto influiscono i tuoi musicisti in fase di scrittura e quanto è importante per te la dimensione live?

Scrivo da solo tutta la mia musica e la sottopongo ai musicisti durante le session di registrazione in studio, portando i miei demo a un livello successivo che non sarei in grado di raggiungere da solo a causa delle mie qualità non eccelse di strumentista. Suonare dal vivo è davvero importante per me, è l’occasione per creare reali connessioni, e ogni sera è qualcosa di speciale, di unico, un’esperienza diversa dall’ascoltare uno dei miei album su CD, vinile o in digitale.

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