Cold Meat Industry (1987-2014) R.I.P.
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Marco De Baptistis
- 4 Agosto 2014
La label svedese Cold Meat Industry, stando alle parole del suo fondatore Roger Karmanik (Roger Karlsson), ha cessato definitivamente le sue attività. In questo articolo ripercorreremo la storia e i successi che hanno portato l’etichetta ad essere un faro per tutti gli appassionati di musica industriale e post-industriale. Vedremo anche come l’influenza imprescindibile degli artisti della CMI, ancora tutti in attività, sia viva e pulsante anche oggi in molte realtà musicali dedite a sonorità Noise, Industrial, Neofolk, Martial Industrial, Dark Ambient e non solo.
Di seguito, il comunicato ufficiale di Roger Karmanik sulla fine della CMI uscito il 07 febbraio 2014: “Cold Meat Industry is Dead! I thought you ought to officially announce this…, and I should have told you long before…. But briefly: it has been hard to admit it… and to let it go! I am confident of my decision. I had a lots of fun during the years of creating CMI and I’ve learned it made a massive impact on the music scene. Being in the middle of this creative storm I got personally drained, it emptied my body of strength, and happiness. It caused me deep depression, alcoholism, and misery. I, who thought I was invincible… It was hard to admit to me, and also to all people around me. Now, I am finding the way back to my innerself, and exploring life again – and music! I am proud of what I have done, but will not rest with that! Ashes to ashes, dust to dust, the Familygrave is sealed!”
[La Cold Meat Industry è morta! Ho pensato di annunciarlo ufficialmente… e avrei dovuto dichiararlo molto prima… ma è stato difficile ammetterlo… e lasciarla andare! Ho fiducia nella mia decisione. Mi sono diverto molto durante gli anni della creazione della CMI, la quale ha avuto un impatto enorme sulla scena musicale. Essere nel mezzo di questa tempesta creativa mi ha personalmente svuotato, mi ha lasciato senza forze e infelice. Mi ha anche causato profonda depressione, alcolismo e miseria. Io che pensavo d’esser invincibile … è stato difficile ammetterlo, anche per tutte le persone attorno a me. Ora, io sto ritrovando me stesso, voglio esplorare di nuovo la vita – e la musica! Sono orgoglioso di quello che ho fatto, ma non mi fermerò a questo punto! Cenere alla cenere, polvere alla polvere, la tomba di famiglia è sigillata!]
Vi sono label che hanno fatto la storia della musica alternativa e certo non si esagera affermando che la svedese Cold Meat Industry, fondata nella piccola cittadina di Linköping (solo 94.298 abitanti), sia stata una di queste. Se pensate a ciò che è stata la musica industrial e post-industrial negli anni ’90, il peso internazionale che ha avuto la “fabbrica della carne fredda” risulta subito evidente: Arcana, Brighter Death Now, Coph Nia, Deutsch Nepal, In Slaughter Natives, Folkstorm, Ordo Rosarius Equilibrio, Puissance, Raison d’être, Rome, solo per citare un po’ di nomi, spaziando tra Industrial Noise, Power electronics, Neofolk, Martial Industrial/Neoclassical e Dark Ambient, che hanno esordito e/o hanno affidato alla label svedese i loro più oscuri capolavori.
Lontanissimi anni luce dalla deriva commerciale dell’Industrial Metal americano o dall’Harsh EBM/Aggrotech più plastificato, la CMI ha rappresentato la resistenza dello spirito underground della musica industriale nordeuropea, nei suoi aspetti più radicali e senza compromessi; una forma di resistenza anarchica, alternativa sia al mondo della musica mainstream, sia al bel mondo della musica post-rock e “indie” patinata che piace tanto a una certa critica musicale.

La CMI ha rivoluzionato anche il modo di concepire la musica industriale e non solo. Dall’esordio della label svedese nell´ormai lontano 1987, sino alla sua recentissima dipartita nel 2014, la CMI ci ha regalato una serie di capolavori immortali e, soprattutto, ha mostrato il lato oscuro che alberga nel cuore di tutti noi, costringendoci a guardare in faccia le nostre paure e i nostri desideri più nascosti. Da questo punto di vista, tutti gli artisti della label hanno introiettato – e se possibile anche estremizzato – lo spirito della provocazione presente nella prima ondata industriale (Throbbing Gristle, SPK, Monte Cazazza etc.) mettendo in luce che “il Male” non è sempre “banale” come spesso viene mostrato dai mass media. La messa in scena d’immaginari cruenti, nelle mani di artisti veri, può mostrarci altri mondi, persino aprire gli occhi sul nostro esser(ci) al mondo, avendo magari anche una salvifica funzione catartica.
Nella terra socialdemocratica del “politicamente corretto” (il paese del “lagom”, che in svedese significa “attitudine media e moderata che rifiuta gli estremi”) la CMI ha rappresentato un bellissimo rogo luminoso nella notte in cui tutti i gatti sembravano grigi; basti solo pensare alle provocazioni estreme cui ci ha esposto, nel corso degli anni, Brighter Death Now, progetto solista Noise/Power Electronics di Roger Karmanik, fondatore e anima tormentata della label svedese.
La prima uscita dell´etichetta è proprio un sette pollici di Karmanik (in questo caso sotto l’alias di Lille Roger), Undead del 1987, che mette subito in chiaro che non si faranno prigionieri. Ascoltando i classici dei Brighter Death Now come la trilogia Great Death, o Innerwar del 1996, si capisce subito quale sia stata la forza “eversiva” della CMI: temi scomodi come dittatura, pedofilia, sadismo e psicosi, urlati in faccia all’ascoltatore su un tappeto di musica distorta oltre ogni umana sopportazione o affogati in un mare di funereo e tetro Dark Ambient. Non a caso, s’incominciò a parlare di “Death Industrial” per descrivere la musica prodotta da Karmanik e soci.
La CMI non si è limitata solo a sonorità noise estreme ma ha cercato sempre di far evolvere il suono industriale, accogliendo anche sonorità e iconografie di derivazione Black Metal, una forma di espressione musicale ed esistenziale che in quegli anni attraversava e metteva a ferro e fuoco (letteralmente) le terre scandinave. Henrik “Nordvargr” Björkk (già fondatore del gruppo EBM svedese Pouppée Fabrikk) con i suoi Maschinenzimmer 412, poi Mz.412, riuscì a mettere insieme harsh noise industriale, ambient rituale e atmosfere Black degne di Burzum in cattività, regalandoci perle indimenticabili come Burning The Temple Of God del 1996.
Oltre ad una “pars destruens” noise/nichilista (ma quanto è molto più nichilista e inconsapevole di esserlo la società (post)moderna e – come si diceva una volta – “piccolo borghese”, nascosta dietro le sue ipocrite maschere democratiche?) nella CMI c’era anche una “pars construens” aperta a forme di spiritualità che affondavano le mani nel passato, nella storia, nella tradizione e nei miti dei popoli scandinavi e non solo.
Al di là del versante noise “oltranzista”, degnamente rappresentato da Brighter Death Now, Megaptera, Folkstorm, IRM, etc, nella CMI c’era anche un lato gothic noir-folk con gruppi seminali come gli Arcana di Peter Bjärgö, dediti ad evocative atmosfere medieval-ambient e neoclassiche (il loro debutto per la CMI del 1996 Dark Age Of Reason, è diventato una pietra miliare della musica “gothic”), e gli Ordo Rosarius Equilibrio (Tomas Pettersson e Rose-Marie Larsen), uno dei gruppi neofolk svedesi più famosi, molto apprezzati anche in Italia, soprattutto per le loro collaborazioni con gli Spiritual Front di Simone Salvatori.
Gli Ordo Rosarius Equilibrio, come molti artisti della CMI, con la loro unione di elementi contrastanti, tra sacro e profano, sembrano aver fatto loro la celebre legge di Thelema, elaborata dal mago e occultista britannico Aleister Crowley: “Do what thou wilt shall be the whole of the Law. Love is the law, love under will”. Il nome del gruppo deriva anche dall’Ordo Templi Orientis, organizzazione religiosa iniziatica fondata nel 1979, dedita alla preservazione e alla diffusione del sistema magico-religioso di Thelema.
La CMI dopo aver scoperto e fatto conoscere all´estero diversi gruppi svedesi, fa esordire molti altri progetti neofolk europei come gli ormai celebri Rome del lussemburghese Jérôme Reuter, pubblicando i suoi primi tre album Nera (2006) Confessions D’Un Voleur D’Ames (2007) e Masse Mensch Material (2008).
Altra uscita degna di nota, è stata il progetto del danese Thomas Bøjden, Die Weisse Rose che esordisce nel 2009 proprio per la CMI con A Martyrium Of White Roses. Come Rome, anche loro si concentrano su temi attinenti la storia del Novecento e sugli eventi tragici della seconda guerra mondiale.
Da menzionare, sempre in ambito neofolk, l’imprescindibile live dei Blood Axis, Blót: Sacrifice In Sweden (1998), registrato dal vivo in Svezia nel 1997 per il decimo anniversario della nascita della CMI, uno dei massimi picchi del genere, con l’indimenticabile copertina che riporta il celebre dipinto di Carl Larsson “Midvinterblot”, realizzato nel 1915 per la sala della scala centrale del Nationalmuseum di Stoccolma. Il dipinto raffigura una leggenda dalla mitologia norrena che narra di come il re svedese Domalde fu sacrificato dagli Dei, all’interno del tempio di Uppsala, per porre fine ad una lunga carestia; un mito che è sempre bene non dimenticare in tempi di crisi.
La CMI è divenuta famosa anche per aver prodotto diversi capolavori Dark Ambient. Uno dei principali baluardi del genere, nonché fonte di ispirazione per molti musicisti svedesi ed internazionali che si sono dedicati a queste particolari sonorità, è sicuramente stato (ed è tutt’ora) Peter Andersson, meglio conosciuto come Raison d’être, grande appassionato di filosofia orientale, buddismo tibetano e tecniche di meditazione. Enthralled By The Wind Of Loneliness, uscito nel 1994, è stata una delle massime vette del genere, un disco intenso e metafisico come pochi.

Mortiis, alias Håvard Ellefsen, ex bassista del gruppo norvegese Black Metal Emperor, realizzerà in Svezia (tra il 1994 e il 1995) due dischi per la CMI di atmosferico dark ambient inquietante e malinconico, Ånden Som Gjorde Opprør e Keiser Av En Dimensjon Ukjent, influenzando diversi musicisti che si dedicheranno a forme eteree di Ambient Black Metal. Mortiis era membro del famigerato “Black Metal Inner Circle” che in quegli anni riempiva le pagine della cronaca nera locale e approdò alla CMI dopo la sua precipitosa fuga dalla Norvegia per problemi giudiziari. I paesaggi evocati da Mortiis sono quelli delle terre scandinave in inverno: freddi, affascinanti e in gran parte disabitati dall’essere umano; ottimi posti per stare da soli con se stessi, ascoltando la voce di quello che nella mitologia nordica si chiamerebbe “hugr”, ovvero, il nucleo essenziale del proprio essere, del proprio spirito, che può incarnarsi, a volte, anche in forme animali.
Progetto importante è anche quello dei Desiderii Marginis di Johan Levin, capaci di spaziare dall´ambient più oscuro ad atmosfere liriche e contemplative. Altro fronte “freddo” della CMI da non dimenticare, è quello “Martial Industrial” che annovera gruppi seminali come i Puissance di Henry Möller (proveniente anch’egli dall’ambiente Black Metal e, in seguito, fondatore degli Arditi assieme a Marten Björkman) e Frederik Söderlund, con il loro capolavoro Back in Control del 1998.
Fondamentali per l‘evoluzione del Martial Industrial, sono stati anche gli In Slaughter Natives di Jouni Havukainen, e i Coph Nia di Aldenon Sartorial: entrambi propongono robuste e decise ritmiche marziali con atmosfere apocalittiche, temi medievali ed esoterici. Il nome Coph Nia deriva dal ”Liber AL vel Legis” (ll Libro della Legge) scritto nel 1904 da Aleister Crowley, il principale testo sacro del Thelema. The Dark Illuminati: A Celestial Tragedy In Two Acts del 2007 fotografa bene gli interessi di Coph Nia, tra citazioni di Crowley e inni a Lucifero visto come “Stella del mattino” e angelo ribelle.
Molto importante è stata anche la collaborazione dei Ordo Rosarius Equilibrio con i tedeschi Triarii, una “liaison” martial-neofolk, in equilibrio tra amore e guerra, che darà vita al progetto TriOre con il buon disco Three Hours del 2009.

Quella della CMI è musica che non sfigurerebbe come colonna sonora de “Det sjunde inseglet” (Il settimo sigillo) di Ingmar Bergman, il cui finale con la “danza della morte” viene rievocato anche nel layout del CD del 2004 di In Slaughter Natives, Resurrection, curato da Karmanik, come tutti gli aspetti grafici della label, dalle copertine, alle locandine, sino ai flyer.
Infine, come non citare Deutsch Nepal, ovvero Peter Andersson (non la stessa persona dietro al progetto Raison d’être! – gli svedesi non hanno molta fantasia con i nomi, e ancor meno con i cognomi, ma, in compenso, hanno molta creatività con i soprannomi) alias “Lina Der Baby Doll General”, co-fondatore assieme a Karmanik della Cold Meat Industry. Il suo lavoro come Deutsch Nepal consiste in un affascinante ambient industriale con sensuali venature marziali e derive etno-psichedeliche, accompagnato da ritmiche ipnotiche e coinvolgenti, da campionamenti vari e dalla particolare voce dello stesso “Lina Baby Doll”; celebri, del resto, anche le sue collaborazioni con gruppi come The Moon Lay Hidden Beneath A Cloud e Der Blutharsch. Il nome “Deutsch Nepal” viene dal brano omonimo realizzato nel 1972 dal famoso gruppo tedesco di krautrock Amon Düül II, come a sancire un fecondo connubio tra sonorità kraut e industriali, le cui tracce affiorano abbastanza evidenti nelle composizioni dell’artista svedese.

Ma il vero motivo per cui è doveroso oggi ricordare la label svedese (oramai definitivamente chiusa, stando alle parole del fondatore Karmanik) è che la CMI è stata una sorta di ponte che ha avuto l’indiscutibile merito di collegare l’industrial degli esordi, con tutto il suo spirito iconoclasta e dissacratorio, con il lavoro di molte piccole label indipendenti di oggi, come ad esempio la canadese Cyclic Law che continua a pubblicare i nuovi dischi di molti artisti della CMI.
In Svezia piccole realtà indipendenti come, ad esempio, Beläten e Ideal Recordings, hanno ammesso di avere più di un debito con l´esperienza della Cold Meat Industry. Joachim Nordwall, musicista poliedrico, fondatore della Ideal e anche membro dei The Skull Defekts, ad esempio, ha dichiarato proprio in un’intervista apparsa recentemente su una webzine italiana, d’essere stato molto influenzato dagli artisti della Cold Meat Industry, soprattutto per i suoi lavori solisti (Ignition 2010 e Psychic Propaganda 2013) o in coppia con Mika Vaino dei Pan Sonic (Monstrance del 2013).
Anche all’estero etichette come Black Horizons, Aufnahme + Wiedergabe e Posh Isolation, hanno fatto tesoro dell’oscura resistenza industriale portata avanti negli anni ’90 dalla label svedese, riuscendo, anche per questo, a cavalcare molto bene la nuova onda Noise/Dark Occult/Low-fi. In Italia Atrax Morgue, alias Marco Corbelli, uno dei musicisti italiani noise/industrial più famosi e conosciuti all’estero (purtroppo prematuramente scomparso nel 2007), fu un grandissimo estimatore della Cold Meat Industry. Sempre in Italia, oggi piccole e pregevoli label come la romana Angst (Negativeself, A Happy Death, Compoundead, L.C.B.), portano avanti l’ardente fiaccola della famosa e stimatissima (sempre all’estero) scuola industriale italiana (Maurizio Bianchi, Mauthausen Orchestra, Sigillum S, etc etc.) ma devono moltissimo anche alle sonorità di Brighter Death Now e di tutta la scena Noise Industrial scandinava, soprattutto nell‘attitudine e nello spirito provocatorio/iconoclasta. In un certo senso, il cerchio sembra chiudersi, dato che molti artisti svedesi della Cold Meat Industry erano grandi appassionati della scena Industrial italiana degli anni Ottanta e delle cassette, come quelle prodotte dalla “Old Europa Cafe” nei suoi primissimi anni di attività. Volendo, persino in alcuni artisti “mediterranei” odierni, nei progetti più oscuri dell’Italian Occult Psychedelia (come Mai Mai Mai, Heroin in Tahiti, etc), si potrebbero trovare delle tracce dell’ascolto di gruppi provenienti dal profondo nord, come Deutsch Nepal e un certo Dark Ambient svedese stile Raison d’être…
I semi piantati sembrano stiano dando i loro frutti: una nuova era oscura (Another Dark Age per citare il titolo di un famoso pezzo degli SPK) sta forse arrivando? Nonostante la chiusura della CMI, molti gruppi storici sono ancora in piena attività, compreso il famigerato e sempre estremo progetto di Karmanik Brighter Death Now; niente revival per loro, dato che hanno continuato imperterriti e senza particolari interruzioni nel corso delle loro lunghe carriere. Molti gruppi della defunta label vengono apprezzati da un pubblico di appassionati sostenitori nelle loro (sempre troppo rare) coinvolgenti performance live, capaci di provocare e far discutere i benpensanti. Nuove leve, ispirate dalla label svedese, sono al lavoro: speriamo che non sia solo un’infatuazione superficiale e “iconografica” per certe sonorità estreme, ma questo si scoprirà solo con il passare del tempo. La Cold Meat Industry è morta? Lunga vita alla Cold Meat Industry e a chi ne continuerà l’opera!






