Album
Antidepressants
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sentireascoltare
- 13 Giugno 2025
Tre anni dopo l’acclamato Autofiction, gli Suede continuano il loro ispirato nuovo corso con il decimo album Antidepressants, registrato tra Belgio, Londra e Svezia e ancora una volta con Ed Buller alla produzione. Sin dal titolo, una dichiarazione di vita e di intenti che segna la continuità — e il superamento — del discorso avviato nel 2013 con la reunion e affinato in modo sempre più convincente nei lavori successivi. Brett Anderson lo ha definito “il nostro disco post-punk”, e in effetti le coordinate sembrano virare in maniera decisa verso un’urgenza meno sfacciata e più oscura, dove i fantasmi si agitano sottopelle anziché esplodere in superficie, nella migliore tradizione del suono britannico dai Joy Division in giù ma senza rinunciare alla propria, inequivocabile cifra.
Pubblicato il 19 maggio, il singolo Disintegrate apre l’album e ne chiarisce l’impostazione: un’elegia wave punk compressa in tre minuti, viscerale e tesa, che accoglie e ribalta la paura della morte in una cupa esultanza. Il videoclip, diretto da Chris Turner e girato in un bianco e nero disturbato da glitch e distorsioni, traduce visivamente l’urgenza sonora della band.
Pubblicata la settimana prima in versione live, la title track Antidepressants è un ulteriore manifesto per questa nuova fase: registrata durante il concerto all’Alexandra Palace Park nell’estate 2024 — parte del tour condiviso con i Manic Street Preachers — è una cavalcata crepuscolare che richiama Gang of Four e Siouxsie and the Banshees, filtrati però attraverso l’estetica noir tipica degli Suede, con Brett Anderson a evocare teenage tribes in the bathroom again.
Di converso, il secondo estratto Trance State allenta i bpm degli antipasti precedenti mantenendo però intatto il mood dark della produzione, per scivolare nei più classici territori della ballad esistenziale e malinconica di marca Suede. Meno energico e più trattenuto, il pezzo è costruito su un impianto teso e romantico, la cui bassline non teme di richiamare un monumento della statura di Peter Hook in architettura emotiva e profondità, mentre il cantato di Anderson si fa nelle strofe più fragile e disarmato, per aprirsi nel ritornello a evocare quella stagione in cui gli Suede riuscivano a filtrare il glam di Bowie attraverso l’inquietudine dei sobborghi britannici. Dancing With The Europeans è invece la più tipicamente e antemicamente suedeiana del lotto: un brano euforico e trascinante, basato su un riff jangly alla Smiths/Stone Roses e costruito apposta per il live. Il videoclip, girato durante un secret show al Bush Hall di Londra, ne esalta la carica catartica. Anderson la definisce una canzone sulla connessione in un mondo disconnesso, ispirata a un concerto in Spagna vissuto come esperienza collettiva liberatoria.
Un ritorno che si preannuncia in tono tanto con le riuscite prove immediatamente precedenti, quanto con le trionfali reunion degli ex colleghi anni ’90 Blur, Pulp e Oasis. In fondo, come dice Anderson, “il nostro lavoro più coraggioso deve ancora arrivare”.
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