Kate Bush. “Cloudbusting”, la donna dagli occhi di fanciullo

Wuthering Heights, uno dei più grandi successi discografici di Kate Bush, prende ispirazione dal romanzo Cime Tempestose di Emily Brontë. La canzone, scritta da Kate ancora giovanissima dopo aver visto alla televisione l’adattamento prodotto dalla BBC, venne pubblicata poco dopo e lanciò la sua carriera a livello internazionale. Il brano non è l’unico nella sua carriera ad avere radici letterarie: tra i più noti, meno conosciuto è il riferimento alla storia che ha ispirato Cloudbusting, il secondo singolo estratto dall’album Hounds of Love.

Cloudbusting trae ispirazione dall’autobiografia Il libro dei sogni di Peter Reich, figlio del controverso psicoanalista austriaco Wilhelm Reich. Quest’ultimo, allievo di Sigmund Freud, dopo aver teorizzato l’esistenza di una forma di energia chiamata “orgone”, costruì dispositivi noti come “accumulatori di orgone”, capaci tra l’altro di fungere da “acchiappanuvole” e generare pioggia. A causa del loro uso sperimentale e del rifiuto di distruggerli, Reich fu incarcerato e suo figlio Peter venne separato dal padre in tenera età; Wilhelm Reich morì in prigione pochi anni dopo.

Imbattutasi casualmente in questa autobiografia in una libreria londinese specializzata in esoterismo ed occulto, mentre ancora frequentava la scuola di danza, Bush ne apprezzò subito il particolare intreccio tra il dramma familiare vissuto dall’autore, il rapporto intenso con il padre Wilhelm e i misteriosi retroscena ai confini con il sovrannaturale, che avevano segnato radicalmente la sua esistenza.

La produzione del brano, curata dalla stessa Bush, si basa sulle tipiche sonorità del Fairlight, imperanti nell’album Hounds of Love, a cui si giustappone un intenso arrangiamento di strumenti ad arco, creando un tappeto sonoro pulsante. L’urgenza ritmica spinge l’arco narrativo verso un finale esultante e antemetico, sottolineato dal testo: “Ooh, I just know that something good is gonna happen / I don’t know when / But just saying it could even make it happen”. Come ha spiegato Bush: «L’essenza del testo racconta il modo in cui il figlio comincia ad affrontare la solitudine e il dolore di essere senza suo padre. Sono i momenti magici di una relazione attraverso gli occhi di un bambino. Ogni volta che piove, invece di sentirsi triste e solo, il bambino si sente felice, perché è come se suo padre fosse di nuovo con lui».

Fin dall’inizio, le intenzioni di Bush furono chiare: per rendere giustizia a questa storia così originale e affascinante, il video promozionale di Cloudbusting avrebbe dovuto avere l’ampio respiro di un’opera cinematografica, un vero e proprio piccolo film. Il coinvolgimento del cineasta Terry Gilliam nella scrittura della sceneggiatura portò Bush a conoscere il suo cameraman di fiducia Julian Doyle, che in seguito scelse per il suo primo ruolo di regista.

Bizzarra ma indovinata anche l’idea di interpretare il ruolo di Peter Reich da bambino, mentre per la figura del padre la scelta cadde sull’attore Donald Sutherland. Quest’ultimo ha raccontato: «Si è seduta, ha detto alcune cose. Ho sentito solo “Wilhelm Reich”. Avevo portato con me una copia clandestina del suo The Mass Psychology of Fascism quando ero andato a girare Novecento di Bernardo Bertolucci a Parma. Il lavoro di Reich aveva fornito le basi psicologiche di Attila Mellanchini, il personaggio che Bernardo mi aveva affidato. Tutto ciò che riguardava Reich risuonava in me. E ora era qui, davanti a me, nella persona della molto eloquente Kate Bush. Sincronicità. Perfetta. Lei ha parlato ancora un po’. Io ho detto OK».

Grazie alla messa in scena avvincente, curata nei dettagli d’epoca e al contempo onirica, con al centro l’eccezionale affiatamento tra Sutherland e Bush, il video è diventato nel corso degli anni uno dei più amati del repertorio della cantante. La canzone stessa è stata scelta per chiudere i trionfali concerti londinesi del suo ritorno sulle scene nell’autunno 2014.

Al termine del progetto, Bush decise di contattare l’autore dell’autobiografia che l’aveva ispirata. Come ricordato da Peter Reich: «Nel 1985 arrivò un pacco con una videocassetta e un album autografato. Mia moglie e i miei figli, che avevano allora cinque e due anni, ascoltarono, guardarono e rimasero incantati. In modo quasi magico, questa musicista britannica era riuscita a cogliere il senso unico e magico della devozione, dell’emozione e della comprensione tra padre e figlio. Avevano catturato tutto. Guardando il video per la prima volta, e da allora non di rado, mi ha trasmesso una forza emotiva travolgente e duratura, anche dopo decenni. Ho incontrato Kate una o due volte. Mi ha regalato un ombrello molto britannico, quanto mai appropriato, da un creatore di pioggia all’altro».

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