Flow

Flow – I migliori videoclip per descrivere il 2017

Questa rubrica si occupa settimanalmente di selezionare e raccogliere i videoclip più interessanti, in modo che non vadano persi nel mare magnum anarchico di YouTube; tanto più quindi la lista di fine anno diventa un contenitore in cui conservare piccoli capolavori che in qualche modo hanno lasciato un segno e magari portato in dote un’eredità grazie alla loro influenza raggiunta nell’ambito di riferimento: non una classifica quindi, ma un diario dei ricordi da sfogliare per non dimenticare il gusto e gli stili che il 2017 ha prodotto in campo videomusicale. Le immagini, in questi brevi condensati dove le arti si mischiano e si completano, hanno il potere di espandere l’universo narrativo e amplificare il valore di un brano, ma anche di sminuirlo nei casi più sfortunati: un aspetto da non sottovalutare quando si presenta una playlist che quindi non conta i migliori brani dell’anno, ma quelli che per vari motivi hanno avuto un rapporto vincente col proprio clip, tanto da determinare un impatto complessivo significativo.

La Top 2017 contiene video di altissimo profilo, naturalmente, ma anche altri il cui basso tasso tecnico è però espressione di un alto livello artistico o concettuale: è il caso, quest’ultimo dei clip di Pharmakon e Show Me the Body, a confronto con quelli di Björk, Igorrr e Kendrick Lamar, molto attenti invece alla raffinatezza estetica. Non mancano approfondimenti di stampo politico e sociale (vedi Logic e XXXTentacion) a cui fanno da contraltare il glamour e la ricerca di ciò che è cool da parte di artisti come Alice Glass, The xx e Yaeji. Fiction e narrazioni degne di produzioni cinematografiche o di serie tv si ritrovano nelle opere di Com Truise, di Tyler, the Creator, del già citato Logic e di Liberato, la cui Tu T’E Scurdat’ ‘E Me grazie al relativo videoclip ha ricevuto il Premio Speciale Sentireascoltare nell’ambito del MEI 2017. Alla finzione e alla teatralità spinta, caratteristica dei lavori di Arca, Protomartyr e Fever Ray, si contrappone il realismo del video diary degli Every Time I Die, sponda opposta anche dell’astrattismo digitale e non di Blanck Mass e Mogwai. Pure l’ironia è una caratteristica che concede libertà espressive molto apprezzabili nei videoclip, qui rappresentati per l’anno 2017 da quelli di Run the Jewels, Mastodon, Danny Brown e Tommy Cash, ben lontani dai toni drammatici in bianco e nero di Amenra e Zola Jesus o dalle complesse metafore di Converge e Radiohead. In tutto ciò le produzioni italiane confermano una costante e molto apprezzabile ricerca di nuove peculiarità e soprattutto di un livello internazionale: oltre a Liberato, gli altri videoclip italiani selezionati per questo appuntamento sono di Mudimbi e Gazebo Penguins. Una varietà che avvicina generi musicali anche molto diversi e che anche quest’anno ha regalato un quadro generale di grande interesse e minuti di grande intensità, grazie alla collaborazione fra musicisti e registi specializzati o eccezionalmente dedicatisi a questo particolare strumento sempre più aperto a tecniche e sperimentazioni, come a slanci creativi e ambizioni.

Di seguito tutte le informazioni e le curiosità che riguardano i singoli video, i quali non sono ordinati secondo una scala di valore.

In apertura Com Truise e la sua Propagation: la synthwave del producer di New York è perfetta per la staticità elegante delle immagini curate da Will Joines e Karrie Crouse, che raccontano alla maniera di Black Mirror, in un futuro distopico in cui l’intelligenza artificiale elude il controllo dell’uomo, la drammatica monodimensionalità di una casalinga sintetica dell’alta borghesia. Il suo risveglio dal torpore di una non-vita sarà violento e privo di emozioni, e segnerà semplicemente la scoperta di nuovi automatismi in un’esistenza degna di un androide rinchiuso in un microuniverso da cui non può fuggire. Il brano è contenuto nell’album Iteration, uscito il 16 giugno per Ghostly International.

The Gate di Björk è tratta dall’album Utopia (co-prodotto da Arca) uscito a novembre con concept opposto rispetto al precedente lavoro: se Vulnicura rifletteva sulla fine di una relazione, Utopia si concentra sull’amore e sui «nuovi incontri», secondo quanto dichiarato dall’artista islandese. Il fido Andrew Thomas Huang ha diretto il clip assieme a un team di collaboratori, con Björk ad indossare un abito di Gucci disegnato da Alessandro Michele e confezionato in “sole” 870 ore. Un’opera d’arte contemporanea che trascende ogni canone. Qui la recensione all’album.

Gli scenari barocchi e surreali di Opus Brain sono opera del musicista francese Igorrr in collaborazione con il regista Garrick Lauterbach, che riesce a dare una forma concreta alle opulente e complesse sonorità baroquecore – termine coniato dall’artista per descrivere l’unione tra breakcore, musica classica e death metal – del brano. Un individuo cade in un abisso, indossando uno scafandro; al suo risveglio, si troverà in un ambiente asettico, coinvolto in un rito di balli neotribali dal quale cercherà lentamente di fuggire: un insieme di dettagli che rimanda la memoria al celebre fps Bioshock. Il brano è contenuto nell’album Savage Sinusoid, uscito il 16 giugno per Metal Blade.

Sempre attenta alle giuste immagini che possano arricchire e spiegare gli orizzonti sonori, la storica doom band belga dalle atmosfere scure e avvolgenti Amenra è qui presente col video di A Solitary Reign. Il pezzo è tratto dall’album Mass VI, uscito il 20 ottobre per Neurot Recordings, ed è accompagnato dal suggestivo video di Tine Guns: un sontuoso e monumentale bianco e nero racchiuso in un formato 4:3 trascina in paesaggi e situazioni dove dominano l’esoterismo e l’occultismo.

Map Change è la traccia di chiusura di Low Teens, ultimo lavoro in ordine di tempo degli Every Time I Die per Epitaph. Le sonorità, in bilico tra chaos math-core e melodia, acquistano esponenzialmente valore grazie al video diretto dal newyorchese Kyle Thrash, che è una spettacolare e struggente lettera d’amore per Buffalo, città di provenienza della band stessa. Si tratta di un video diary fatto di intensi ritratti e situazioni reali che raccontano un’umanità profonda quanto in bilico, in perfetto accordo con la musica degli ETID.

Segue il video dei Protomartyr, band di Detroit e dell’acclamato Relatives in Descent, album uscito il 29 settembre via Domino Records e qui recensito. Il curioso clip di Don’t Go to Anacita è stato diretto da Yoonha Park, decisamente ispirato dal filmaker polacco Zbigniew Rybzynsk, autore di Stairway to Lenin: un uomo percorre una scala costantemente in salita, ripreso in un unico piano sequenza dall’andamento costante e orizzontale. Egli si muove come all’interno di un quadro, imitando la vita e le sue vicende, in un ciclo senza fine. Lo stesso regista afferma: «Volevo trasmettere una sensazione di falso progresso e l’idea che ogni nuovo orrore sia parte di un continuum senza fine. I testi di Joe Casey sono pieni di riferimenti contemporanei e classici, spesso nella stessa canzone. Crea una visione veramente unica, che trasmette esattamente i miei stessi timori».

Gli scozzesi Mogwai sono tornati quest’anno trasformando il proprio classico post-rock secondo canoni più vicini a ciò che oggi viene definito “indie” col brano Party in the Dark, grazie anche ad un inedito cantato. Questa storica band ha pubblicato il primo settembre il decimo album in studio (Every Country’s Sun), a distanza di vent’anni dal primo (Young Team, 1997). Il clip è stato curato da Craig Murray, il quale con l’utilizzo della cera e della stop-motion, descrive l’uomo al centro di un mondo e un universo alternativi. Sulle nostre colonne è presente la recensione all’ulbum.

Pubblicato il 20 ottobre 2017, To The Moon And Back è stato il videoclip che ha segnato il ritorno sulle scene di Fever Ray, side project di Karin Dreijer Andersson dei Knife, che a otto anni di distanza dall’omonimo debutto ha pubblicato l’album Plunge (qui recensito). Il filmato, diretto da Martin Falck, vede protagonista un individuo che, risvegliatosi dopo essere stato congelato in maniera criogenica, diventa oggetto di una surreale e terrificante degustazione.

Nel video in CGI creato da Michael Tan per Please, Blanck Mass (progetto elettronico solista di Benjamin John Power, leader dei Fuck Buttons con Andrew Hung) sfodera un pezzo ambient con voci r’n’b tagliate; tali atmosfere sonore si sposano con gli scenari futuristici e criptici descritti dalle immagini. Il pezzo è contenuto in World Eater, uscito il 3 marzo via Sacred Bones Records e qui recensito.

Impegno sociale nel suggestivo video di 1-800-273-8255, brano di Logic in collaborazione con Alessia Cara e Khalid, estratto dall’album Everybody. La regia di Andy Hines racconta la storia di un giovane atleta adolescente, che deve confrontarsi con una realtà ardua, crudele a tal punto da spingerlo a considerare il suicidio. Nel clip vediamo ripercorrere la vita del ragazzo dall’infanzia fino ad arrivare ai giorni del college dove dovrà confrontarsi con l’omofobia, i sempre meno stabili rapporti con il padre (interpretato da Don Cheadle) e il bullismo scolastico; tutte situazioni avverse che minano la relazione col suo compagno (interpretato da Nolan Gould di Modern Family). L’insieme di emozioni trasporta verso un senso di esclusione e culmineranno in un pensiero suicida nel momento in cui il protagonista trova una pistola in casa. Fortunatamente la scelta ricade sulla richiesta di aiuto alla “Suicide Prevention Hotline” (il numero telefonico del titolo); lasciando intuire un futuro di speranza per il ragazzo. L’approccio del video è puramente cinematografico, tant’è che prende spunto dal pluripremiato Moonlight: un risultato talmente ben riuscito che non solo descrive in modo empatico le difficoltà del ragazzo, ma che ha sensibilizzato i singoli individui tanto che il numero di prevenzione ha visto un incremento significativo di telefonate.

Segue il video di Alice Glass – già nota come co-fondatrice dei Crystal Castles – che si è mostrata dopo la separazione artistica da Ethan Kath avvenuta nel 2014. Fra i due quest’anno è sorta una controversia legale in seguito ad una denuncia di molestie sessuali, a cui ha fatto seguito una controdenuncia per diffamazione. L’affascinante video di Without Love, diretto da Floria Sigismondi, è incentrato sugli sguardi e la fisicità di Alice Glass, descritta come una Dea Flora contemporanea, decisamente candidata a nuova icona pop. Il brano è stato inserito nel debut EP omonimo, qui recensito, pubblicato il 18 agosto.

Il 7 aprile è uscito l’acclamato album omonimo del producer venezuelano Arca, protagonista nel videoclip dell’estratto Anoche. L’intimismo e la drammaticità raggiungono livelli estremi, in accordo col carattere di un disco che lo stesso Arca ha definito talmente viscerale da risultare violento. Il mettersi a nudo è espresso esplicitamente nel video diretto da Jesse Kanda, ed emergono in maniera tragica e teatrale le pose fortemente sessualizzate tipiche dell’artista. La recensione dell’album si trova sulle nostre colonne.

Il 7 marzo i The XX hanno pubblicato il video di Say Something Loving, un brano estratto dal loro quarto album I See You, qui recensito. Il compito di realizzare il clip è stato affidato alla fotografa di moda e videomaker Alasdair McLellan, già regista del video di Hold On, che ha confezionato in quattro minuti quello che è un omaggio a Londra, città natale della band.

Lift è un brano extra contenuto in Ok Computer, OKNOTOK, ristampa che celebra il ventennale del classico dei Radiohead Ok Computer. Escluso all’epoca dalla scaletta originale del disco, oggi è accompagnato da un video diretto Oscar Hudson: un lavoro che si allinea tematicamente a quello eseguito eseguito da Paul Thomas Anderson per il clip di Daydreaming. Il regista, per la realizzazione del video, ha cercato di attenersi più fedelmente possibile al testo del brano, ricreando lo scenario cantato da Yorke e perciò ambientando l’intero lavoro all’interno di un ascensore. Per tutta la durata del video vediamo il frontman della band rimanere in piedi e in disparte rispetto alla centratura della ripresa, testimone di una serie di piccoli episodi caratterizzati da curiosi personaggi e particolari camei, come quello in apertura di sua figlia Agnes e l’attuale compagna Dajana Roncione. Mentre il clip scorre notiamo che le porte dell’ascensore si aprono su luoghi che prendono una direzione sempre più indirizzata verso l’assurdo. Il viaggio si conclude con la proiezione speculare dell’ascensore stesso.

Tyler, the Creator, artista uscito di nuovo allo scoperto dopo il successo di Cherry Bomb (2015), è presente nella playlist con Who Dat Boy, brano inserito in Flower Boy (qui recensito) e accompagnato dal video del regista Wolf Haley. Tyler “il creatore” Okomna si è così preso una pausa dalla sue attività collaterali che lo vedono impegnato come stilista e regista di corti, nonché come produttore di uno show per Viceland uscito in estate col titolo Nuts and Bolts. Il clip in questione vede come co-protagonista A$ap Rocky, nelle vesti di un chirurgo che trapianta una nuova faccia (tra l’altro dal colore di pelle chiaro) a Tyler, rimasto sfregiato in seguito a un esperimento mal riuscito.

Il re di tutte le classifiche, Kendrick Lamar, rapper di Compton che dopo l’acclamato To Pimp a Butterfly del 2015 e l’inaspettato Untitled Unmastered del 2016, ha conquistato consensi ovunque con l’album Damn., anticipato il 30 marzo scorso da questa Humble.. Il video è stato affidato ad uno dei registi più influenti della scena hip hop, Dave Meyers, e include numerose citazioni, da L’Ultima Cena a The Young Pope, fino alla pop culture americana nelle sue varie sfaccettature. Qui la recensione dell’album sul nostro sito.

Di seguito il video di Legend Has It dei Run The Jewels, per quello che è stato primo singolo estratto dall’album RTJ3. Killer Mike ed El-P hanno affidato la regia a Brian Beletic per un clip che prende di petto, ma con ironia, la delicata tematica dell’imputazione di colpevolezza e dei pregiudizi all’interno del sistema giudiziario americano. Il video, ambientato in una stazione di polizia, vede i due rapper come protagonisti, vittime dei soprusi da parte delle forze dell’ordine. Qui la recensione all’album.

Caotico, cupo ed estremo, è l’approccio del video di Look at Me! – brano estratto dal mixtape Revenge – della rivelazione XXXTentacion, diretto dallo stesso artista in collaborazione con JMP. Nella scena iniziale vediamo il rapper conversare con un angelo dalle fattezze di un dildo, e successivamente le immagini hanno come soggetto un’aula scolastica, dove un professore viene assalito – e percosso con dei dildo – da un gruppo di studenti guidati da Onfroy stesso. La canzone si interrompe lasciando spazio a Riot, brano che XXXTentacion aveva già pubblicato sul profilo SoundCloud. Si tratta di un pezzo inneggiante alla rivolta degli afroamericani oppressi, pertanto mentre la canzone scorre, le immagini mostrano Onfroy e altri due individui impiccati, alternando riprese rievocanti vicende di cronaca relazionate alla repressione afroamericana. Episodio shockante, che ha scosso l’opinione pubblica, è la scena in cui vengono poi mostrati Onfroy e due bambini, di etnie diverse, l’uno di fronte all’altro e divisi da un cappio. Il rapper invita il bambino caucasico a indossare il cappio, impiccandolo. Nell’epilogo vediamo XXXTentacion leggere sul suo smartphone un discorso atto a sensibilizzare le nuove generazioni.

È poi il momento dei Mastodon, la heavy band della Georgia dalle influenze prog e stoner, ormai al diciassettesimo anno di attività, che il 31 marzo ha pubblicato l’atteso album Emperor of Sand, un concept sulla natura del tempo (qui recensito). Il tema è evidente nel video di Show Yourself, diretto da Robert Schober, dove una morte pasticciona alle prese con i problemi della quotidianità insegue i membri stessi della band.

Raffinato, ma anche più violento, il non meno atteso ritorno dei Converge, band di Boston che è divenuta di culto grazie al caos che riesce esprimere dai primi anni ‘90. Dopo ben cinque anni di attesa dall’ultima produzione (All We Lost Behind, 2012) quest’anno è stato pubblicato The Dusk in Us (qui recensito), di cui fa parte I Can Tell You About Pain, brano scelto per il videoclip. Le immagini disturbanti e misteriose come alterazioni psichiche, sono state curate da Tony Wolski, per un ritorno in grande stile e di notevole impatto, dopo che i membri della band si erano dedicati in questi anni a progetti paralleli come Mutoid ManWear Your Wounds e Old Man Gloom.

Il sound avanguardista degli Show Me Body, sulla scia di artisti come Death Gripsclipping.Ratking, si ritrova in tutta la sua ruvidezza nel video di Trash. Si tratta di un pezzo contenuto nel mixtape Corpus I, interessante lavoro di ben diciassette brani, con featuring di Cities AvivMoor MotherPrincess Nokia e molti altri. Il disturbante e crudo clip in questione vede il leader della band, Julian Cashwan Pratt, farsi una doccia piuttosto insolita.

Ancor più tremendo alla vista è il video di Somatic, brano estratto da Contact, ultimo album di Pharmakon per Sacred Bones. Anche in questo episodio la newyorchese Margaret Chardiet approccia il pubblico cercando lo shock audio-visivo. Nel video, diretto da lei stessa in collaborazione con l’artista visivo Latex Lucifer, l’harsh-noise si fonde con le immagini di corpi nudi, cosparsi di sostanze semiliquide e a contatto tra loro. La recensione dell’album di Pharmakon si trova a questo indirizzo

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Le sonorità abrasive e caustiche di Zola Jesus esaltano la sensibilità e il dolore personale di cui è intriso l’album Okovi, decisamente incisivo. Quello di Exhumed è un video cupo, un tormentato lavoro in bianco e nero dove si alternano primi piani e scenari boschivi, combinati con pixel sorting e altri glitch. Qui la recensione all’album.

Le sitcom anni ‘80 sono l’ispirazione per il clip di Danny Brown, autore dell’originale Atrocity Exhibition (qui recensito). Le sorprese da parte del rapper di Detroit non sono finite certamente con la pubblicazione del disco sulla celebre Warp, o con le collaborazione di Kendrick Lamar ed Evian Christ; infatti per il video di Ain’t it Funny ha affidato la regia a Jonah Hill, avvalendosi della prestigiosa presenza di Gus Van Sant nelle vesti di attore. Il clip è una parodia grottesca del format classico degli show statunitensi per famiglie, una sorta di Principe di Bel Air che ha preferito il SerT ai campi da basket, e dove l’estetica da registrazione VHS fa da contorno ai comportamenti borderline e dissoluti di Uncle Danny, circondato dai familiari e da psicofarmaci antropomorfi.

Kathy Yaeji Lee è una producer che si divide tra New York e Seoul, dedita a sonorità orientate verso il pop che si amalgama al suo cantato rap. In Drink I’m Sippin On, Yaeji abbraccia uno stile urban, come il clip di accompagnamento che propone una carrellata di paesaggi cittadini e situazioni conviviali notturne. Il brano è stato estratto dal suo EP intitolato semplicemente EP2, la cui uscita è avvenuta il 3 novembre tramite Godmode.

Uno dei tormentoni dell’anno ha riguardato il mistero intorno all’identità di Liberato, la cui Tu T’E Scurdat’ ‘E Me unisce la trap al cantato in dialetto napoletano che sembra portare alla memoria la scuola neomelodica, creando un genere del tutto nuovo nel panorama musicale. Il video racconta una storia d’amore adolescenziale, ambientata tra gli scorci di Napoli, che guidano lo spettatore in un viaggio lungo la costa, da Mergellina fino a Trentaremi. La regia, dal tocco cinematografico, è stata affidata a Francesco Lettieri, regista prolifico il cui standard gli è valso anche il Premio Speciale Sentireascoltare per il miglior video indipendente italiano.

Febbre è l’intenso brano dei Gazebo Penguins, di ritorno sulla scena a quattro anni da Raudo con l’album Nebbia, uscito per To Lose La Track a marzo e qui recensito. Protagonista del clip diretto da Mirco Marmiroli e Fabrizio Romeo è una ragazza alle prese con un periodo di transizione sentimentale, che si concluderà in modo inaspettato.

Schifo invece è l’impietosa e schietta opera di Mudimbi, rapper di San Benedetto Del Tronto e originario del Congo, che il 24 marzo ha debuttato col primo full length Michel (qui recensito). Schifo è scura, claustrofobica e terribilmente splendida grazie ai testi e alla produzione di Riva, ma anche grazie al video di Federico “Fred” Cangianiello: ambienti chiusi e angusti, malessere fisico e mentale, descrivono i tormenti e le ipocrisie dell’uomo moderno.

In chiusura il rapper estone Tommy CashSurf è un singolo sovrastato positivamente dall’originalità del relativo clip, diretto dallo stesso Cash: il video gioca su allusioni e fraintendimenti legati a gestualità che rimandano ad atti sessuali, creando sagacemente un effetto comico che sfida la censura e i tabù.

 

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