Recensioni
Yves Tumor
Praise a Lord Who Chews But Which Does Not Consume; (Or Simply, Hot Between Worlds)
-
Carmine Vitale
- 24 Marzo 2023

Sembra materia per il compianto Mark Fisher l’esuberante traccia glam seminata da Yves Tumor e sodali da Safe In The Hands of Love in poi. Eccentrico, sopra le righe, icona assoluta in uno spazio che, seppur creato su misura, stenta a contenere il magmatico estro di Sean Bowie, come testimonia anche la patinata copertina utile a fornire dettagli sul dove potremmo essere ma non sul come destreggiarsi all’interno dell’immaginifico mondo del musicista statunitense.
Personaggio “furbo” per i più, retromaniaco futurista per quelli più smaliziati, l’iconografia glam (e ciò che ne deriva) che contraddistingue Yves Tumor funziona e sfugge alle dinamiche più rodate e liquidabili con poche e mirate etichette: che alla produzione di un album dal titolo chilometrico ci sia Noah Goldstein, uno che ha lavorato con Rihanna, Drake e Frank Ocean e al missaggio Alan Moulder, già al lavoro con Smashing Pumpkins e My Bloody Valentine, la dice lunga sulla bonarietà di un album che vive di buone intuizioni e una palette di colori – come al solito – estremamente variegata.
Calarsi in Praise a Lord Who Chews But Which Does Not Consume (l’utilizzo del verbo non è casuale) significa venire a patti con la rappresentazione di questo Dio sadico che mastica senza consumare mai il boccone e accettare Tumor quale arcigno traghettatore d’anime. Dribblando epica e mitologia, va sicuramente sottolineato quanto lavoro ci sia stato sulla stratificazione dei suoni e rispetto al misurarsi con stilemi, linguaggi espressivi, emotività in continuo mutamento: un calibrato delirio in technicolor dove la psichedelia incontra il synth-pop, il post-punk si sgretola nell’elettronica, l’alt-rock se la spassa con il R&B.
Dodici brani che suonano come altrettante stagioni climatiche: dall’ansimante incipit di God Is a Circle, scarica elettrica, nevrosi post-punk, lettura esasperata della contemporaneità in chiave Talking Heads, passando per il power-rock di Meteora Blues, materia di approfondimento per i nostalgici dei nineties, fino agli umori cangianti di Heaven Surround Us Like a Hood che, da sola, mescola lo psych-rock degli Heron Oblivion, lo stoner granitico dei Kyuss pur senza rinunciare ad una traccia melodica squisitamente pop abile nel guidare la cordata, quella già assaporata nel buon Heaven To a Tortured Mind.
Dove il pop incontra l’elettronica a tinte fosche (Echolalia), i beat scandiscono il ritmo dei battiti (Lovely Sewer) e gli intermezzi – tra i vari blocchi del disco – sembrano invadere il territorio sonoro del Nas di Illmatic (Purified By the Fire), (ri)scopriamo il ghigno beffardo e pungente di Tumor che, anche in questa prova, dimostra doti autoriali degne di nota, in grado di spaziare dalla narrazione autobiografica a riflessioni critiche sul quotidiano e le sue contraddizioni mostrando il ruolo giocato dalla “parola” in questo gioco perverso: la miccia incandescente utile a far esplodere e deflagrare chitarre, tastiere, synth, manopole e percussioni.
Praise a Lord Who Chews But Which Does Not Consume; (Or Simply, Hot Between Worlds) alza la posta ed intensifica in maniera esponenziale quanto ascoltato nei precedenti lavori della band. Un disco che riesce a tenere (quasi) sempre alti i giri del motore e ad oleare bene tutti gli ingranaggi chiamati in causa: probabilmente tra le proposte più “crossover” di questo primo trimestre a cui verrebbe da affiancare – se non altro per attitudine – i lavori datati sempre 2023 degli Algiers e, seppur con uno spettro cromatico meno ampio, (gli ottimi, ndr) Kerala Dust. Yves la porta a casa, anche a questo giro.
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