Recensioni
Ride, Cigarettes After Sex, Preoccupations, Beak>, Amnesia Scanner
Ypsigrock Festival 2017
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gianlucalambiase
- 19 Agosto 2017

E’ domenica sera, ultimo giorno dell’Ypsigrock. I Beach House stanno terminando il loro sognante e intenso set, e a Castelbuono si abbracciano tutti: i ragazzi, venuti da ogni parte d’Italia, in tantissimi anche dall’estero, catturati dal dream pop del duo che arriva come culmine di una tre giorni ricca di ottima musica; gli abitanti e i commercianti di Castelbuono, che per una settimana si sono visti piacevolmente invasi da un pubblico curioso e ordinato, a detta loro «cresciuto culturalmente nel corso degli anni»; gli organizzatori e i ragazzi che hanno collaborato al festival, stanchi ma entusiasti, emozionati, commossi, in quel limbo di sensazioni che si vorrebbe non finisse mai. L’Ypsigrock è diventato a tutti gli effetti un appuntamento imprescindibile dell’estate festivaliera italiana, raggiunta la ventunesima edizione e con essa una solidità organizzativa che rende la tre giorni siciliana attesa e piacevole. È uno scarto, quello della collettiva comunione d’intenti, che si respira, e in grado di fare la differenza tra un piccolo miracolo organizzativo e un grande capolavoro. Le scelte artistiche del festival sono da sempre il fiore all’occhiello: eterogenee, trasversali, originali, in anticipo su ascolti, mode o tendenze.
Abbiamo aperto il nostro Ypsig con il folk irregolare di Sergio Beercock per poi passare al pop emozionale di Bry. Il live di Hån tra dream pop ed elettronica ci ha accompagnati ai concerti serali nel palco principale di Piazza Castello. Un crescendo di energia, distorsioni e feedback ha fatto da linea guida alla serata, con il post-punk dei britannici Cabbage ad aprire le danze e i canadesi Preoccupations a preparare il terreno per i Ride. Sono bastati pochi brani alla band di Andy Bell – gli ultimi da Weather Diaries, i classiconi Vapour Trail e Seagull – per ribadire un grande stato di forma, con un live tirato ed energico ma al tempo stesso divertito e vissuto, che ha tolto ben presto dal gruppo l’odore della reunion per convenienza.
Il secondo giorno di festival abbiamo assistito al live set di con Adam Naas, anima parigina oscura e romantica dalla voce delicata e ipnotica, seguito dall’accelerazionismo un pizzico ridondante e portato alla massima potenza dei berlinesi Amensia Scanner, supportati da forsennate luci stroboscopiche, per un set che ha registrato reazioni timide e un po’ perplesse. È toccato quindi a Christaux, nuova identità di Clod (ex Iori’s Eyes), aprire i concerti dell’Ypsi Once Stage di Piazza Castello, con un pop oscuro, ricco di rimandi agli eighties, e con l’ombra di ANOHNI alle spalle. I successivi Beak, progetto guidato da Geoff Barrow dei Portishead, sono stati uno dei momenti più interessanti di questa seconda giornata: odio a parte verso Ryan Air, colpevole di aver perso il bagaglio di Barrow e bersagliata per tutto il concerto, il gruppo ha intrecciato chitarre in un saliscendi di generi che ha toccato ora il prog-rock, ora vette psichedeliche, con buona versatilità e grandi qualità d’esecuzione. Il successivo e arancionissimo rapper irlandese Rejjie Snow ha saputo tenere molto bene il palco, concedendosi a un pubblico piacevolmente partecipe e divertito. Ai Digitalism il compito di chiudere la nostra giornata – i Bruce Harper hanno poi suonato al Cuzzocrea Stage dell’Ypsicamping – con un set bello da vedere (due teli trasparenti su cui vengono proiettati minimali visual “hanno nascosto” i due sul palco) e da ascoltare (nonostante una prevedibilità d’insieme che pur non annoiando, non ha provato a sorprenderci).
L’ultima giornata dell’Ypsigrock è iniziata con la piacevole sorpresa degli olandesi Klangstof: indie rock con intarsi di elettronica minimale, dunque niente che non si fosse già sentito, ma assolutamente ben confezionato e godibile. Abbiamo avuto poi appena il tempo di ascoltare l’inizio del live di un’evocativa, promettente e poetica Aldous Harding, per poi spostarci all’interno del piccolo cortile del Castello dei Ventimiglia per il riservatissimo live di Edda. Il clima intimo, la gente arroccata sui balconcini del cortile e il cantautorato di Rampoldi ci hanno dato la sensazione di un viaggio intenso e profondo, più che di un bel concerto (l’acustica non ha aiutato chi era in alto), con Edda maestro di cerimonie e il timing previsto che avremmo voluto non terminasse mai.
Le chitarre dei Car Seat Headrest hanno aperto i concerti del palco di Piazza Castello per l’ultima sera. Quello di Will Toledo e compagni è stato un live ambivalente, che ha mostrato un suono in bilico tra ispirazioni palesi (Pavement, Wilco, Daniel Johnston, Weezer) e uno stile personale, ma i passi in avanti registrati con Teens Of Denial sono evidenti. È stato poi il turno di uno dei nomi più attesi di questo Ypsigrock: acclamati dalla critica per il loro esordio in studio, i Cigarettes After Sex dal vivo ci hanno confermato tutte le sensazioni positive avute su disco. La poetica chiaroscurale della band ci è stata restituita in tutta la sua ossuta e fumosa essenza, con una ritmica che guarda al jazz, le chitarre che lambiscono gli Slowdive e una presenza scenica che tiene i quattro perennemente in penombra, come a mettere in primo piano solo ed esclusivamente quel messaggio fatto di storie malinconiche e amare. Il passaggio di testimone con l’ultimo live riservato ai Beach House è stato la ciliegina sulla torta, un’accoppiata ideale che ha valorizzato ancora di più lo spettacolo immaginifico, sognante, evocativo e romantico di Victoria Legrand e Alex Scally. Un’ora e mezza di concerto sufficiente per toccare tutta la discografia dei due e per scattare un’istantanea definitiva e celebrativa. Un live da lacrime agli occhi e grandi abbracci, come quelli che si sono consumati l’ultima sera a Castelbuono, con un inevitabile arrivederci al prossimo anno e i complimenti misti a gratitudine che non saranno mai abbastanza. Chapeau.
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