Recensioni

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Torna in scena la romana Ants Records, da lungo tempo attiva nella diffusione di musiche “altre” di nobile lignaggio e di comprovato valore. Questa volta, sono ben tre i dischi che ci propone; tutti a loro modo imperdibili, e tutti ovviamente “difficili” e per “palati fini”.

Iniziamo dal primo del lotto, Schwingende Luftsäulen 2 di Werner Durand, che ci offre un saggio di minimalismo insistito ottenuto mediante un uso parco ma sapiente di pan-ney, shruti-box e Hohner Organetto. I tre pezzi qui in scaletta – tutti registrati da Durand in quel di Berlino, fra il 2016 e il 2017, e poi masterizzati dal mitico musicista/compositore/produttore austriaco Werner Dafeldecker – giocano sull’infinita possibilità di riverberi timbrici e di coloriture che un organico strumentale ridotto all’osso può ottenere se finisce nelle mani giuste. E queste lo sono.

Il secondo disco del lotto, Spillà, fa ancora meglio, perché vede in azione un guru dell’improvvisazione libera quale Elliott Sharp e Sergio Sorrentino, entrambi alla chitarra, ed entrambi alle prese con l’affascinante sfida di una partitura grafica. «La prima volta che approfondii l’approccio grafico e algoritmico alla partitura», ricorda Sharp nel booklet del cd, «fu nel nel 1972, con i pezzi Noise Floor e Spectral Shift; poi fu la volta delle Hudson River Compositions, di due anni dopo». Segnatevi questi nomi, e considerateli i numi tutelari della (non-)pratica improvvisativa chiamata partitura grafica: Cage, Cardew, Feldman, Braxton. Poi aggiungete a questi maestri anche i nomi di Sharp e Sorrentino, che di certo non ci offrono un tot d’arte facile e immediata, ma la cui sfida sonora va accettata e affrontata senza troppe pippe mentali. Perché? Risposta semplice: perché il piacere di ascoltare due chitarre torturate e grattugiate ad arte non smetterà mai di emozionarci, e questo e quanto. L’inclito è avvisato, lo stolto sconsigliato. Ite, Missa est.

Altro giro, altra corsa. Mettiamo sotto la lente di ingrandimento l’ultimo cd del lotto. Titolo: Spectre Of Radiants. Autori: John Krausbauer e R. Keenan Lawler, entrambi compositori e multi-strumentisti con all’attivo varie collaborazioni nobili davvero impressionanti (vedi alla voce: Rhys Chatham, John Butcher, Eliott Sharp, Charalambides, Ignaz Schick/Perlonex, Kaffe Matthews, Burning Star Core, Jason Kahn, Ut Gret, Kevin Drumm, Helena Espvall, Ian Nagoski, Alan Licht, Taksuya Nakatani, Bhob Rainey, Eric Carbonara e dulcis in fundo Joseph Suchy). Torniamo al disco, che dura bei 44 minuti, intensi e spogli, drone-oriented anzichenò. Anche stavolta, la maestria del duo fa sì che il gioco valga la candela e non sia mai fine a se stesso. C’è poco da fare, o da dire, in questi casi: il suono qui presente-assente, così come insegna la musicistica d’inizio Novecento, precede la composizione ed è anzi la composizione stessa. Prendere, o lasciare. Noi, prendiamo… Ça va sans dire!

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