Recensioni

6.5

Nati come una sorta di spin-off del Management del Dolore Post-Operatorio – con i quali condividono la direzione artistica di Manuele Fusaroli e Marco Di Narzo – i Voina Hen sono di base un rassicurante concentrato di ira, sfoghi e distorsioni. Qui però non c’è l’ironia o il sarcasmo dei MaDeDoPo, ma soltanto tanta rabbia e un’insolita consapevolezza: Noi non siamo infinito, che segue a due anni di distanza l’EP di debutto, muove da un assunto forte e preciso, la disincantata accettazione del fallimento di una generazione cresciuta con tanti sogni, aspirazioni e illusioni e costretta a fare i conti con una realtà triste e ben diversa.

Di lavori lontani da quelli tanto agognati, di passioni destinate a rimanere tali, di sconfitte e di un profondo senso di inadeguatezza. Tra chitarre grunge, tempi pop-punk, urla metal e un’attitudine emocore i quattro lancianesi miscelano risposte a raffica a tutte quelle domande che non hanno mai avuto un riscontro. Un lavoro che si va ad inserire nel solco dei gruppi punk nostrani che in questi anni sono riusciti a crearsi un loro pubblico sempre più numeroso (si legga Fast Animals And Slow Kids), ma con un livello di sincerità e autenticità superiore che riesce a nascondere una certa ridondanza nello stile e a supportare brani non sempre impeccabili.

Così, se da un lato a farla da padrone sono per lo più chitarristiche sfuriate nevrasteniche (La Tempesta, Calma Apparente, Finta di niente), non mancano anche momenti più leggeri (Ora basta, una Maledizione cantata insieme a Marti Stone, la cover di Io non piango di Franco Califano, la conclusiva e crepuscolare Il funerale) che rendono l’ascolto maggiormente accessibile, in un saliscendi emotivo che in definitiva lascia sensazioni positive. Una buona base di partenza che pur non brillando per originalità e varietà di soluzioni, emerge per l’umiltà generale con la quale i quattro approcciano la formula che propongono, provando timidamente a divincolarsi da qualsiasi gabbia di genere nel disincantato tentativo di trovare una strada propria.

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