Recensioni
Populous, Nicola Conte, 72-HOUR POST FIGHT, Clap! Clap!, Jolly Mare
VIVA! Festival 2020
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Silvia Funari
- 12 Agosto 2020

Trovarsi ad agosto in Puglia significa solitamente abbracciare tutto lo spettro della stagione estiva, così come spostarsi in Valle d’Itria per gli eventi artistici e musicali che negli ultimi anni hanno rivitalizzato il cuore di questa regione. Il VIVA! Festival è certamente uno dei principali, con la sua ottima proposta di set organizzati sullo sfondo della splendida Locorotondo: in questi quattro anni ci ha abituati a line up solide, dal carattere internazionale e avant-pop, riconsegnando l’iconografia rurale del territorio a un’esperienza dalle sonorità contemporanee. Nonostante la pandemia, l’organizzazione del VIVA!, composta dalla società pugliese Turné e dal collettivo Xplosiva, ha creduto in un festival in una versione coraggiosa e attenta alle normative anti-assembramento, per un calendario di tre giornate – di cui solo una a pagamento – più un concerto di chiusura all’alba del 9 agosto in riva al mare di Savelletri. Tutti gli eventi sono anche stati fruibili in modalità streaming sulla piattaforma Dice.
Parlare della successione di set che hanno riempito la serata dell’8 agosto porta con sé anche gli strascichi di quel disorientamento provato dopo aver varcato l’ingresso della Masseria Aprile, di fronte a una platea di soli posti a sedere. Una scelta che privilegia la sicurezza da un lato, ma che dall’altro non guida il pubblico verso l’immersione totale nel clima del live. In ogni caso, come più tardi dichiarerà il giovane rapper Massimo Pericolo – presente nelle vesti di very special guest -, stando attenti al mantenimento delle distanze in questo genere di situazioni «magari tutto ‘sto casino finisce prima».

L’artista che accoglie il pubblico durante la fase della scelta dei posti è il producer e dj, nonché local hero, Andrea Mangia, in arte Populous, che riesce subito a riscaldare l’atmosfera con una raffinata commistione di beat dance e sonorità esotiche ispirate alla musica popolare sudamericana, ormai marchio distintivo del suo lavoro, il cui leitmotiv sono le voci femminili. Il suo ultimo disco infatti, dal titolo W come Women (recensito su SA da Luigi Lupo), accende un faro su una dimensione della femminilità libera e queer, ed è per sua stessa ammissione un lavoro corale, ricco di featuring con artiste che lo hanno reso un album eclettico e denso.

A seguire entrano in scena i 72-HOUR POST FIGHT, band fondata dai producer Carlo Luciano Porrini (Fight Pausa) e Luca Bolognesi (amico d’infanzia di Massimo Pericolo e producer sotto il nome di Palazzi d’Oriente, con cui firma la sua malinconica Sabbie d’Oro). Il gruppo porta avanti un act visionario e sperimentale, ritmato dall’incredibile batteria di Andrea Dissimile, perfetta quanto ossessiva a velocità incalzanti e tempi dispari, su cui scivola l’avvolgente sassofono di Adalberto Valsecchi. Sullo sfondo dell’act, i visual glitchati ricordano la cover del loro omonimo disco, uscito nel 2019: su quella copertina, una foto pixellata di Massimo Pericolo e Sagga, loro amici, che si abbracciano dopo una lite. E proprio il rapper di Gallarate, al secolo Alessandro Vanetti, fenomeno del rap e ventata di autenticità e freschezza nella scena hip hop italiana, entra in scena per chiudere il live con uno special featuring carico e intenso, studiato attorno a tre dei pezzi più curati del rapper a livello di scrittura, ovvero Sabbie d’Oro, Beretta e Amici, e un brano inedito. L’artista sale sul palco recitando l’intro monocorde di Sabbie d’Oro, poi inizia rappare, sbaglia, si scusa, dice che non è più abituato. Ricomincia. Già a questo punto la sedia scotta, non è facile sentire quella distanza tra sé e il palco, non poter mostrare il proprio supporto. Con Amici, brano conclusivo della setlist, eseguito precedentemente con la band in occasione di un memorabile Live Zero, si raggiunge lo zenit dell’esibizione. Le barre su una adolescenza trascorsa in provincia, sul ritrovare dopo anni persone con cui si condivide un passato comune, acquistano uno spessore speciale quando si rincorrono su un palco calcato da gente che ha le stesse radici, che è legata proprio dagli stessi ricordi racchiusi nel pezzo.
Chiuso questo act, entra in scena il producer e dj Cristiano Cresci, noto come Clap! Clap!, che colora il finale di giornata con percussioni e ritmi tribali, mentre sugli schermi scalpita un apparato grafico che racconta il concept del suo ultimo disco, Liquid Portraits (recensione di Nicolò Arpinati), ossia i ricordi di viaggio che, per l’appunto, sono le diapositive fluide che restano dopo l’esperienza dello sradicamento, dell’abbandono temporaneo del nostro habitat. In particolare, a ispirare l’artista per questo album sono stati i suoi viaggi in Italia, Giappone e Marocco. Il set ci proietta altrove con la sua leggerezza e la vivacità del bagaglio sonoro, che dal Nord Africa arriva a ricordarci il Paese del Sol Levante.
Ci è bastato seguire una sola data della tre giorni del festival per capire come VIVA! si dimostri, ancora una volta, un festival di tutto rispetto, che mette in scena la musica che arricchisce di più, quella senza confini, aperta alle sperimentazioni, trasversale nei riferimenti. Realtà come questa sono importanti nel territorio pugliese: dimostrano anche quanto questa regione abbia da restituire in termini di valorizzazione paesaggistica e culturale. Supportarle in un periodo non facile, cedendo anche al compromesso delle restrizioni, rappresenta un gesto positivo e pieno di spirito.
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