Recensioni

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Andare a cercare le differenze, spaccare l’uovo o, in questo caso, scomporre alla particella il (break)beat è un mestiere che lasciamo ad altri. The Tuss (dallo slang della Cornovaglia “erezione”) è un oscuro figuro proveniente dallo stesso corno di terra del gemello Aphex più famoso del cosmo, che della scritta Rephlex – che si legge sull’adesivo attaccato al cd – è il cofondatore.

Inutile starlo a dire: tutti hanno cercato di smascherare il personaggio e svelarne l’identità con i proverbiali blog di mezzo mondo a impazzire di congetture (pezzi sentiti in un live di James di due anni prima, un lavoro arrangiato da James ma composto da dal signor Tuss ecc.).

Per farla breve, i punti a favore di Rushup Edge si sintetizzano in questo: è il miglior approccio AFX possibile: cool techno declinata ambient à la Warp, spremuta di breakbeat e riff Roland (Synthacon 9), robo-funk su drum’n’bass drilleggiante (Last Rushup 10 F), remember d’old skool in saliscendi sincopati (Shiz Ko E), electro cubista (Rushup I Bank 12) e chirurgie Autechre ultimo periodo (Death Fuck Mental Beats). I limiti?

Fondamentalmente nessuna contaminazione inedita rispetto al modello Analogue Bubblebath, tuttavia un eppì di 32 minuti che non fa una piega e non suona per nulla rétro. Che sia l’inizio di un revival a ingannarmi? Io ho ancora troppo fresco il ricordo degli originali e un coccodrillo sui limiti di velocità.

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