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Dici Turnstile e pensi subito a una band nata dall’hardcore più ortodosso, ma che ben presto ha deciso di contaminare quel linguaggio con influenze che i puristi non potevano che trovare oltraggiose — e, per molti, indigeste. Con Glow On (2021), la band di Baltimora si è affermata con un sound vitale ed energico, più aperto al pop e alla sperimentazione di quanto si fosse mai sentito prima, pur portandosi sulle spalle un decennio di storia e crescita. Il precedente Time & Space (2018) aveva già lasciato intuire questa volontà di espandere i confini dell’hardcore, avvicinandosi alla melodia e al digitale, attraversando generi affini come crossover, screamo e thrash metal.

Con Never Enough, il gruppo abbandona uno dei due chitarristi, il co-fondatore Brady Ebert (la sostituta Meg Mills, attiva dal 2023, non ha partecipato alle session) e si immerge ancora più a fondo in territori synth-pop e post-punk (in Light Design sembra di ascoltare i Fontaines D.C.), sorprendendo con l’introduzione di fiati (Dreaming) e interludi ambientali arricchiti da flauto e violoncello. L’album guarda palesemente agli anni ’80 e ’90 con tastiere — sia sature che pulite — drum machine, loop e riverberi, evocando vocalizzi e atmosfere à la Police (Look Out For Me), disco (Seein’ Stars), jangle à la Smiths (I Care) e persino balearica (Ceiling), senza mai perdere la propria carica.

Tematicamente, il disco esplora atmosfere più cupe e malinconiche: ansia, isolamento, nostalgia e la sfida di mantenere una consapevolezza autentica. Per contrasto, la produzione si fa più rotonda e radio-friendly (la già citata Seein’ Stars è l’esempio più evidente), senza rinunciare a potenza e dinamismo. I momenti hardcore sono molteplici (Sunshower), ma spesso si presentano come punti di partenza o interludi, evidenza di un percorso di trasformazione — una Birds che guarda ai Jane’s Addiction — o del raggiungimento di un plateau.

Volendola vedere da un altro punto di vista, Never Enough conferma l’attitudine genuina della band verso la contaminazione, senza mai recidere le radici di un passato che ancora non sembra superfluo. Tuttavia, il disco che segnerà davvero una svolta nella carriera e la porterà al livello successivo deve ancora arrivare — e, se sarà così, dovrà portare con sé canzoni e hit degne di una grande band (pop o rock che sia).

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