Recensioni

7.4

Fuori tempo massimo (?), tornano i Trans AM con un disco che inaspettatamente suona benissimo, pur non affermando nulla di nuovo. Un po’ come hanno fatto i Grandaddy quest’anno con il loro Last Place, anche qui i padrini del post-rock americano registrano 8 canzoni veloci (tutte circa sui tre minuti) in quattro sessioni di una settimana l’una nell’arco di due anni di lavoro complessivi, ma lo fanno con una maestria da vecchi lupi AOR, tanto che è impossibile non restarne affascinati. La cartella stampa cita fra le influenze My Bloody Valentine, John Carpenter, DAF, Led Zeppelin, Air, Sade e David Gilmour. Sicuramente le chitarre dell’ex Pink Floyd ci sono, gli Air vengono richiamati dall’uso massiccio di sintetizzatori analogici, recuperati nell’El Studio di San Francisco. In più anche una buona dose di “progressività” à la Tangerine Dream (Ship of the Imagination, Expansions), che rientra sempre nella cerchia di suoni old school in oggetto.

Phil Manley, Sebastian Thomson e Nathan Means richiamano poi con il titolo (omaggio a Glenn Frey, fondatore, vocalist e chitarrista degli Eagles, scomparso nel 2016) un ripescaggio di topoi rock quali il riverbero sulle chitarre, l’uso del vocoder, la registrazione analogica dal suono caldo. L’operazione non è comunque nostalgica, anzi usa il suono del passato in maniera fluida, senza appesantire il risultato, proponendo brani quasi totalmente strumentali che si lasciano ascoltare facilmente: si sconfina in certi punti anche nell’ambient (vedi le nuances à la Sébastien Tellier della title track), con il soul-glo-fi di Toro Y Moi nella conclusiva Rules of Engagement, si tocca l’electro rock di Giorgio Moroder (Alles Verboten) e ovviamente si viaggia anche sul sano rock’n’roll (I Hear Fake Voices, sempre con quella patina di modernariato data dal vocoder, e Staying Power, più incentrata su un post-rock Tortoise).

Il post-rock che si trasforma in adult oriented (domanda: lo è sempre stato?) non l’avevamo considerato: ben arrivata quindi la sorpresa che questo piccolo grande disco ci ha portato, un po’ come aveva fatto mutatis mutandis Darkel nel 2006. Già in pole position sulle uscite del 2017.

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